Non è il Pianeta delle Scimmie

Il titolo fuorviante non rende giustizia alle potenzialità di un film che fa sì parte di un franchise, ma che ha in sé la forza per differenziarsi e regalarci la suggestione di una nuova saga fantascientifica.

L’alba del Pianeta delle scimmie non è il Pianeta delle Scimmie

E’ la prima riflessione che ho fatto ieri all’invito che mi ha riservato la 20th Century Fox alla Casa del Cinema di Roma dove ho potuto assitere a dei contenuti inediti sul film che uscirà in Italia il 23 settembre 2011 per la regia di Rupert Wyatt.

Il film racconta la storia di Caesar uno scimpanzè dall’intelligenza manipolata da esperimenti genetici compiuti dall’uomo.
Lo scontro è inevitabile.

Gli effetti speciali di motion capture restituiscono in maniera credibile i dettagli e le sfumature dei sentimenti e delle emozioni umane che Caesar esprime durante il corso degli eventi, complice una storia dettata da dinamiche relazionali tutto sommato semplici, ma di forte impatto emotivo.
Caesar è il condottiero della sua storia di rivendicazione che appartiene anche a tutti.
Il suo punto di vista porta avanti la narrazione con impeto facendoti dimenticare la sua natura animale, che non è, come può apparire ad una prima lettura, l’insight della sua ribellione, ma sembra essere il pretesto per raccontare la percezione della diversità.

Gli effetti speciali del film sono realizzati da Weta, la compagnia di Peter Jackson che reso straordinarie pellicole come Avatar e la trilogia de Il Signore degli Anelli.
Ma qui non ci torviamo su un altro pianeta con scenari da sogno.

Caesar è parte del nostro mondo, Caesar è uno di noi.


Raccontarsi è anche un po’ conoscersi

Quando Stefano Principato, consulente e formatore in strategie di marketing e personal branding, mi ha chiesto per la prima volta di raccontarmi per il suo ebook, era da poco iniziata la mia avventura sui social media. Con molta umiltà e anche un po’ di soggezione diedi sicura le mie risposte. E nel momento in cui scrivevo che percepivo ogni giorno il valore della responsabilità che mi ero arrogata nel parlare a tanti attraverso Facebook, Twitter, questo blog e nei canali delle Girl Geek Dinners Roma, mi rendevo conto che stavo lavorando sulla mia credibilità e che da allora non avrei mai più smesso di studiare e avrei dimostrato concretamente col mio lavoro e nelle relazioni interpersonali (on line e off line) la mia professionalità.

Nel frattempo tante cose belle mi sono accadute e altrettante ne ho cercate.

Quando il team di Carlos Way mi ha contattato per chiedermi la mia opinione sull’impatto delle nuove tecnologie sulla comunicazione, sono stata piacevolmente stupita e onorata di essere stata da loro definita un voce fuori dal coro.

Ciascuno di noi si sente diverso dagli altri e ritiene che la propria voce abbia qualcosa di unico che lo distingue dal rumoroso brusio che generano quotidianamente i social network.

Raccontarmi per la seconda volta è stata l’occasione per conoscermi meglio e ascoltare la mia stessa voce, che da tempo, ha preso il volo, narra instancabilmente storie e sogna di mettere insieme le persone. Perché sono le persone che fanno la differenza.

Enjoy the interview!

(Grazie, Franca Felicini)

 

 

#GGDCampania2: Donne, partecipazione e collaborazione

L’8 luglio ho partecipato alla GGD Campania #2 per raccontare il progetto Donna Impresa al quale collaboro dall’inizio di quest’anno.
Ho presentato uno speech dal titolo La partecipazione femminile è il cuore dell’innovazione.
E’ lo stesso titolo che ho già dato ad un post e l’ho scelto di nuovo perchè, secondo me, racchiude il senso del cambiamento di prospettiva con cui approcciarsi alle tematiche di genere.
L’idea me l’ha ispirata Tina Anselmi, la quale, in occasione del primo voto delle donne 65 anni fa, affermò che quel momento sarebbe stato l’inizio di una nuova forma di partecipazione alla vita sociale e politica del paese.
In tutti questi anni tante donne, alcune nel silenzio e nell’ombra, altre urlando slogan femministi, hanno conquistato diritti civili e apportato concretamente modernità ed evoluzione sociale e culturale all’avanguardia.
Oggi, però, non dovrebbe essere più il tempo delle conquiste dei diritti sociali, ma, al contrario, essi dovrebbero essere integrati in una società civile e moderna che viaggia verso l’innovazione. Tuttavia questo viaggio potrà compiersi solo quando le donne, protagoniste accanto agli uomini nelle posizioni di potere, potranno traghettare il nostro paese verso un reale progresso sostenibile.

Le donne che racconto su Donna Impresa sono donne che hanno compiuto scelte imprenditoriali innovative, donne che hanno imparato come gestire il proprio tempo e che usano consapevolmente la tecnologia sia per lavoro che nella gestione della vita privata.
I miei post in particolare cercano di entrare nella profondità questioni legate alle tematiche di genere, cercando di recuperare le lotte del passato per adeguarle all’attuale contesto storico, sociale e politico strettamente legato all’avvento delle nuove tecnolgie e del loro impatto sulla rielaborazione dei modelli sociali e imprenditoriali.

Prima di ogni cosa ho cercato di capire quali fossero le cause della disparità.
Le motivazioni di questo scarto sono il risultato degli stessi fattori che determinano una modesta presenza femminile negli ambienti tecnico scientifici. Lo abbiamo visto quando ho raccontato le donne del free software.
Le imprenditrici di oggi, però, sono pienamente consapevoli dei rischi e dei benefici che apportano le nuove tecnologie. La tecnologia diventa quindi la prima alleata per l’avanzamento professionale, per lo studio e per la conduzione della vita privata al fine di raggiungere, grazie anche alla particolare empatia che le donne riescono a creare nelle relazioni professionali, il work life balance.
Supportare e raccontare le azioni di queste donne è per me un grande privilegio, una grande responsabilità e spero possa essere un’occasione fondamentale per tutte le donne, geek o non geek, per partecipare e collaborare e per restituire credibilità e importanza al proprio.

Donna Impresa #ggdcampania2
P.S. Un ringraziamento particolare a Francesca Ferrara e a tutto lo staff delle Girl Geek Dinners Campania. Continuate così Girlz!

#Foi11, la tecnologia è sempre più umana

Della mia passione per Frontiers of Interaction ne avevo già ampiamente parlato lo scorso anno quando partecipai al workshop sullo Spime Design con David Orban ed entrai per la prima volta nel meraviglioso mondo dell’Internet of Things.

David Orban era presente anche quest’anno e insieme a lui e ad alcuni amci Indigeni abbiamo creato un gruppo guidato da Luke Williams per generare disruptive ideas al fine di ripensare un nuovo modello di business per un ristorante.

Questo è stato solo uno dei tanti workshop a cui ho partecipato e che ho raccontato nel blog di Working Capital.
La seconda giornata, invece ha visto protagonisti i grandi speaker dell’innovazione provenienti da tutto il mondo.

Tra questi mi hanno colpito due speech di due donne, Amber Case, Cyborg Anthropologist e Lynn Teo, Creative Director/ Head of User Experience che ho raccontato sul blog Donna Impresa.

Solo 4 donne speaker, ma tante geek girls tra gli attendees che ho voluto immortalare in questo slide show,  girovagando col mio Galaxy alla ricerca di momenti significativi.
Tra questi il Demo show – Brain Control: Let The Drone Fly, una ripresa improvvisata, ma sapientemente editata dagli amici di Liquidweb.

Enjoy!
 

La Voce Verde delle Donne al Forum della Comunicazione

Ieri ho partecipato alla sezione di Ignite al Forum della Comunicazione e ho presentato La voce verde delle donne.
Ultimamente mi sto occupando di tematiche di genere legate al mondo del lavoro e tra una ricerca e l’altra mi sono persa spesse volte nella selva oscura degli stereotipi e, soprattutto, dei miti e delle leggende legati a presunte abilità dell’uno o dell’altro genere.
Nel tentativo di liberarmi di queste macchinose informazioni, mi sono sempre ritrovata al punto di partenza: gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere.
E allora ho pensato: e se fosse proprio questo il valore aggiunto? Perchè è vero che gli uomini e le donne pensano diversamente e si comportano diversamente, ma hanno una cosa che li accomuna al di là di ogni differenza:  vivono entrambi sul Pianeta Terra ed è interesse di entrambi preservarne l’equilibrio.
Come? Collaborando! Perché, soprattutto nella società della conoscenza la formula vincente è meno competizione e più collaborazione tra i generi.

Le voci delle donne, però, spesso si confondono nel cinguettìo baritonale maschile e faticano quindi a farsi sentire. Ecco perchè recentemente mi sono soffermata ad ascoltarle con più attenzione.
La prima voce verde che ho incontrato è stata quella di Rachel Carson, biologa e zoologa statunitense scomparsa nel 1962, che ha studiato gli effetti dei pesticidi sulla catena alimentare dando il via al movimento ambientalista che lentamente ha conquistato anche il mercato del lavoro. Continua a leggere

Ben Pastor e io, una piccola chiacchierata tra Libertà e Potere

Il Salone Internazionale del Libro di Torino, anche quest’anno ha riservato incontri, eventi, scoperte e confronti molto interessanti e ha sollevato tematiche su cui diventa sempre più urgente riflettere.
Prima fra tutte la memoria della storia dei 150 anni di Unità del nostro Paese, in vista della prospettiva di un futuro migliore e di una rinascita politica ed economica che riporti l’Italia al recupero dei valori genuini che da sempre la contraddistinguono.
Sarà stato il clima elettorale che si percepiva dalle chiacchiere nei diversi stand o forse il mio costante monitoraggio della Rete a regalarmi la sensazione che la partecipazione emotiva della gente ha contribuito all’accrescere di questo desiderio di rinascita che spazzi via l’abbrutimento sociale ed etico degli ultimi anni.
E la stessa speranza ho potuta condividerla con un’autrice italo americana che non conoscevo e che ho imparato a stimare già dopo il primo minuto di conversazione.
Si chiama Ben Pastor e ho avuto il piacere di intervistarla per l’iniziative Donabol.
Il suo libro si chiama Il Signore delle Cento Ossa, edito da Sellerio.

E’ l’aprile 1939 in Germania e la guerra non è ancora scoppiata, ma il suo odore si percepisce forte nell’aria. Nel Mese della Cultura Giapponese e una delegazione nipponica, composta da un generale e un ammiraglio (accompagnati dai rispettivi aiutanti), un industriale farmaceutico, un biologo e uno storico dell’arte con la sua segretaria, deve incontrare un industriale tedesco per trattare la vendita, da parte del Giappone, della formula di un composto chimico, un anestetico.
La compostezza e l’eleganza di Martin Bora, un uomo in un’ uniforme sbagliata, sono i requisiti fondamentali per accogliere una commissione dalla cultura molto lontana e molto formale. Tuttavia questo ruolo è una copertura per un altro compito che Martin deve svolgere per i servizi segreti: c’è una spia a servizio degli Americani tra gli invitati il cui nome in codice è il Signore delle Cento Ossa.

E già nel titolo c’è tutto il fascino della cultura del Sol Levante. Perchè Cento Ossa è una  metafora giapponese  che indica il corpo umano. Il signore delle cento ossa avrà forse il dominio della vita e della morte?
Le trama sembra costruita col fine di andare a sviscerare l’umanità in tutte le sue potenzialità di cattiveria e generosità.

Ben, ha il privilegio di parlare a molti attraverso la scrittura e ne percepisce anche la responsabilità pesando ogni singola parola in questo suo viaggio nell’universo contorto della natura umana. Il bene il male convivono in uno scontro continuo storpiando spesso il valore di concetti fondamentali come Libertà e Potere.

Ne abbiamo parlato in questa piacevole chiacchierata. Enjoy!

UPDATE:
Ecco l’intervista completa:

#Donabol, un piccolo dono di sé

Quest’anno, al Salone del Libro di Torino, BOL presenterà l’iniziativa DonaBol attraverso la quale donerà 4.800 libri alle biblioteche di 4 scuole delle città di Milano, Napoli, Palermo e Torino.

Mi è stato chiesto di scrivere la mia lista e scegliere i 5 libri della mia vita. Non ho dovuto pensarci molto e in pochi secondi ho riassunto l’evoluzione della mia identità in 5 titoli.

In questo mio spazio personale, però, voglio condividere il perché.

  1. Un cuore così bianco di Javier Marías, perché è una scrittura che lentamente entra nelle viscere con il suo flebile fruscio e scorre lieve svelando la pesantezza di quel segreto che ciascuno si porta dentro.
  2. Pastorale Americana di Philp Roth, perché mi ha fatto amare per la prima volta le digressioni, perché  l’impulso irrefrenabile del raccontarsi ti avvinghia. Perché ti consola, perché nessuno è mai pronto alla vita. E poi perché ci sono un padre e una figlia che si amano.
  3. Il meglio che possa capitare a una brioche di Pablo Tusset, perché è frizzante. Perché restituisce il giusto glamour a situazioni surreali e stravaganti. E perché due anime diverse di due fratelli diversi sono la stessa anima. E perchè è semplicemente divertente.
  4. Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte di Mark Haddon perché nel nostro mondo interiore incomprensibile agli altri c’è un pizzico di genialità e non bisogna mai smettere di cercarlo. E perché mi manca Filippo.
  5. Mele Bianche di Jonathan Carroll, perché la vita è un caleidoscopio rotondo in cui la fine e l’inizio coincidono e in mezzo ci sono tanti colori che cambiano e brillano a seconda di come la tieni in mano. E poi perchè quando ho finito di leggerlo ho sentito il mio iiif, il nostro iiif.

 

Oggi, venerdì 13 maggio presso lo stand Bol.it (H126 J125) chiacchiererò pubblicamente con la scrittrice italo americana Ben Pastor in occasione dell’uscita del suo ultimo libro Il Signore delle Cento Ossa.
Se avete curiosità e domande da rivolgerle approfittatene.  :)

Il mio beato tour

Ci sono momenti in cui pensi che vivere a Roma sia un grande privilegio, perchè questa città, tra mille polemiche e disservizi, è sempre pronta ad accogliere milioni di persone da tutto il mondo e a offrire loro la sua maestosa bellezza e calorosa affabilità.
Per questa ragione non ho potuto non essere anche io, privilegiata cittadina romana, parte della storica celebrazione di Beatificazione di Giovanni Paolo II il 1 Maggio 2011.
Un momento per i più di estrema commozione, per me l’occasione per passeggiare tra i volti e le espressioni di persone così diverse e mai così unite.

#Coversational: Women Invasion

Partire da una provocazione è il modo migliore per esprimere il proprio parere su una questione spinosa come quella delle donne in rete.

Ma partiamo dall’inizio.

Venerdì sono stata ospite di Conversational trasmissione radiofonica  di  Radio Popolare Roma sulla rivoluzione dei Social Media, scritta e condotta da Antonio Pavolini.

Ci si è chiesto quanto la presenza femminile in rete stia effettivamente cambiando la percezione che si ha della donna e di quanto noi donne stiamo sfruttando questa opportunità per promuovere noi stesse e le idee o gli ideali di cui ci facciamo portavoce.

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