Archivio della categoria: Film

L’Industriale

Il secondo film promosso da Hag al Festival Internazionale del Cinema di Roma è stato L’Industriale.
Per molti è stata un’occasione mancata, a mio avviso è stato un film non capito.
Giuliano Montaldo ci regala un altro personaggio romantico, confuso, arrogante e narcisista, al quale ci si lega immancabilmente nella sua lotta contro un nemico intangibile, la crisi economica che diventa la crisi di un uomo e delle sue certezze.
L’industriale è un bellissimo prodotto della nostra cinematografia. Una storia perfettamente sceneggiata, messa in scena con eleganza e impreziosita da un Pierfrancesco Favino sempre più intenso e convincente.  Se volete saperne di più leggete qui.

A few best men

Grazie ad Hag ho avuto la possibilità di assistere all’antprima del film A few best men alla sesta edizione del Festival Internazionale del Cinema di Roma.
Lui è un giovane inglese bello, innamorato e circondato da una famiglia alquanto anomala: 4 amici goliardici affetti dalla sindorme di Peter Pan.
Lei è una giovane australiana, bella e innamorata e cirondata da una famiglia ancora più anomala: una madre frustrata in procinto di esplodere, un padre esaltato dalla propria campagna elettorale la cui sorte dipende da una pecora e una sorella affettuosa che si nasconde dietro una coltre di cinismo per sopravvivere alle stravaganze dei genitori.
Cosa ne esce fuori da una combriccola di personaggi al di fuori di ogni schema?
Leggete qui.

Super, la lotta contro il Male è appena iniziata

“Per me il film parla del rapporto di un uomo con Dio e del suo viaggio alla ricerca di un modo per adempiere a quel rapporto, senza tener conto di quanto folle o moralmente ambiguo questo possa sembrare agli altri”, ha confessato James Gunn, regista di Super.

E se un giorno Dio scegliesse proprio voi per farvi diventare un supereroe e portare giustizia e moralità sulla Terra?
Ma cosa succederebbe se Dio si dimenticasse di fornirvi i super poteri, beh… c’è sempre una soluzione.

Basta indossare il costume giusto e armarsi di buone intenzioni, una chiave inglese e un’assistente sociopatica, ma piena di iniziativa.

Inizia così l’avvenutra di Saetta Purpurea.

Il resto lo trovate qui.

Dead Island e il ritorno dell’orrore

Ho amato i film horror da adolescente. Erano i tempi di Venerdì Horror Italia 1.
Mi rinchiudevo al buio nel salone, contro il volere dei miei genitori e rimanevo impassibile di fronte ad asce grondanti sangue, zombie e ragazzetti divorati da creature oscure in boschi bui e sperduti. Non ricordo quali fossero le mie emozioni di allora, la mia era una passione tutto sommato pacata che non condividevo con nessuno perché tutti avevano paura. E forse proprio questa immunità alla paura mi faceva sentire speciale.

Poi sono cresciuta. Pennywise e Freddy Krueger fanno parte di un passato che mi fa sorridere, ma oggi le sicurezze che ho acquisito durante gli anni rifiutano di essere destabilizzate dalla messa in scena di una storia immaginata che scatena sensazioni di terrore e disgusto. Sono già troppo disgustata da alcune scene di vita reale. E mi faccio bastare quelle per sdegnarmi e rimettere in discussione il mio mondo interiore.

Il mio inconscio, come quello di ciascuno di noi, custodisce inquietudini e smarrimenti più o meno esplorati, che non hanno alcuna voglia di essere di essere riscattati da presunti effetti catartici. Ma al contrario preferiscono mantenere integro il proprio ruolo di compagni di avventura nelle sfide di ogni giorno.

Ecco perché non guardo più film horror, ma forse un tratto dell’adolescente che sono stata è rimasto: questo video ha ridestato qualcosa sepolto laggiù in fondo.

Si chiama Dead Island ed è il teaser trailer di presentazione di un videogioco che in America è diventato best seller in tempi record.

La Lionsgate, quelli di Hunger Games per capirci, ha appena acquistato i diritti per farne una pellicola sofisticata e rivoluzionaria: Il film di Dead Island sarà un’innovazione nel genere, grazie al suo concentrarsi sulle emozioni umane, sui legami familiari e per la sua narrazione non lineare. [...].

Lo guarderò e sarà un ritorno di fiamma o un’attacco a sorpresa dell’inconscio.
Intanto godiamoci il teaser.

Se il sangue vi turba, don’t play!



Carnage

Questa è la locandina perfetta, quella che in una sola immagine racchiude il cuore di un racconto, quello di Carnage.

Carnage, la pellicola diretta da Roman Polanskiè la trasposizione cinematografica della pièce teatrale, “Il dio del massacro”, scritta da Yasmina Reza.
Il linguaggio del cinema si appoggia su quello del teatro e si fonde ad arte regalandoci i 78 minuti intensi di una carneficina verbale ed emotiva.
La costrizione è la madre di quell’esasperazione che scardina le difese e mette di fronte la nudità di un pensiero finalmente capace di urlare tutta la verità in una sola sola frase.

Sono contenta che mio figlio abbia rotto i denti al vostro. E mi ci pulisco il culo con i vostri diritti umani! (Nancy)

Il resto lo trovate qui.

 

 

Mozzarella Stories

“Tutto nacque da un articolo sui pomodori ciliegini cinesi. Lo lessi e pensai: può succedere anche con la mozzarella. Allora mi ridevano tutti appresso, poi tre anni fa ne sequestrarono un carico.”

Se hai un occhio raffinato e una creatività impetuosa da una semplice notizia di cronaca, riesci a costruire  un bellissimo ritratto, come quello disegnato da Edoardo De Angelis in Mozzarella Stories.

Ciccio Dop è il Signore della Mozzarella di Bufala, quell‘oro bianco che gli ha consentito di costruirsi una vita di agi e ricchezze insieme a tutti quegli ommin’e’mmerd che riempiono, fin troppo, una trama complessa, al di sopra delle righe, ma ricca di passione, emotività forte e dall’estetica curata e preziosa.

Quando un regista si innamora troppo delle proprie immagini difficilmente riesce a privarsene e le inzeppa in un flusso drammaturgico che non ha bisogno di altri quadri, ma che, al contrario, ne subisce la pesantezza e la stanchezza. E’ questo è il peggior difetto di questo film. Continua a leggere

Non è il Pianeta delle Scimmie

Il titolo fuorviante non rende giustizia alle potenzialità di un film che fa sì parte di un franchise, ma che ha in sé la forza per differenziarsi e regalarci la suggestione di una nuova saga fantascientifica.

L’alba del Pianeta delle scimmie non è il Pianeta delle Scimmie

E’ la prima riflessione che ho fatto ieri all’invito che mi ha riservato la 20th Century Fox alla Casa del Cinema di Roma dove ho potuto assitere a dei contenuti inediti sul film che uscirà in Italia il 23 settembre 2011 per la regia di Rupert Wyatt.

Il film racconta la storia di Caesar uno scimpanzè dall’intelligenza manipolata da esperimenti genetici compiuti dall’uomo.
Lo scontro è inevitabile.

Gli effetti speciali di motion capture restituiscono in maniera credibile i dettagli e le sfumature dei sentimenti e delle emozioni umane che Caesar esprime durante il corso degli eventi, complice una storia dettata da dinamiche relazionali tutto sommato semplici, ma di forte impatto emotivo.
Caesar è il condottiero della sua storia di rivendicazione che appartiene anche a tutti.
Il suo punto di vista porta avanti la narrazione con impeto facendoti dimenticare la sua natura animale, che non è, come può apparire ad una prima lettura, l’insight della sua ribellione, ma sembra essere il pretesto per raccontare la percezione della diversità.

Gli effetti speciali del film sono realizzati da Weta, la compagnia di Peter Jackson che reso straordinarie pellicole come Avatar e la trilogia de Il Signore degli Anelli.
Ma qui non ci torviamo su un altro pianeta con scenari da sogno.

Caesar è parte del nostro mondo, Caesar è uno di noi.



Il padre e lo straniero

Diego è un padre ingabbiato nell’incapacità di relazionarsi con l’handicap del figlio.
Walid invece, ama il proprio figlio incondizionatamente.

Si incontrano, apparentemente per caso, nel giardino dell’istituto di riabilitazione dei loro bambini e dalla loro diversità nasce un’amicizia forte che si rinsalda nella difficoltà di una quotidianità che inizia melensa, supera i confini della retorica più scialba, e prende la forma di un ridicolo intrigo internazionale.

Il padre e lo straniero è un film deprecabile, soprattutto per la sua presunzione nel volersi ammantare di un’aura intellettuale, mistica e autoriale. E tale pretesa risulta ancora più indecorosa di fronte al mare di difficoltà nel quale, a stento, il cinema italiano di qualità riesce a tenersi a galla.

I personaggi, in equilibrio precario su una trama mal tessuta e messa in scena per immagini accatastate, seguono faticosamente un registro drammaturgico incerto e, in punta di piedi, precipitano in improvvisi e incomprensibili punti di svolta emotivi. Perdono via via credibilità e ci restituiscono un’ambientazione fittizia e sgangherata in cui ormai nulla ha più senso e tutto risulta così artefatto da restituire una sensazione di sgradevolezza allo spettatore, tradito dalla potenziale buona premessa di racconto.

Il Bene e il Male si confondono nella narrazione grossolana e nei dialoghi descrittivi e disarmanti e macchiano di mediocrità la potenza espressiva, filosofica ed esistenziale delle parole del saggio Walid.

Non c’è amore per le immagini, né tanto meno per le  parole, ma solo quella irritante sensazione di una bella storia soffocata da un’indisponente presunzione poetica.

Cattivissimo me

Volere la luna è l’ambizione più grande, ed è l’unico modo per Gru di dimostrare il suo valore e recuperare la dignità perduta (o forse mai avuta) davanti agli occhi di una madre insensibile e arcigna, che trova sempre il modo di mettere in luce l’incapacità del figlio di diventare un vero genio del crimine.
Davanti all’ennesima sconfitta da parte del nerdissimo (nel senso più dispregiativo e asociale possibile) rivale Vector, Gru tenta il colpo grosso per riscattarsi da un’infanzia di umiliazioni e vessazioni.
Finalmente potrà dimostrare a tutti di essere un eroe assoluto del male e per fare ciò gli serve solo di ottenere un prestito dalla perfida Banca del Male (fu Lehman Brothers [cit.] ) per comprare il raggio rimpicciolente con il quale potrà finalmente rubare la Luna!
Ancora una volta l’abile Vector avrà la meglio e Gru, messo alle strette dall’ennesima umiliazione, ha solo un modo per entrare nella fortezza del rivale e rubargli finalmente il raggio che lo consacrerà campione incontrastato del crimine, adottare le tre piccole orfanelle Margo, Edith e Agnes.
Ma i suoi piano non andranno come previsto, perchè le tre bimbe porteranno nella sua vita quel calore e quella tenerezza di cui lui stesso scoprirà avere bisogno più di qualunque altra cosa.

Sciogliere il gelo attorno al cuore del perfido e goffo Gru, però, non sarà impresa facile per le tre vivaci ragazzine.

La storia scorre in maniera semplice e lineare con un finale prevedibilissimo che però è anche il migliore dei finali possibili per questa storia scritta, pensata e messa in scena per un pubblico di bimbi che non ha bisogno di spauracchi e di profondi interrogativi esistenziali, ma vuole solo commuoversi un po’ e ridere e sghignazzare di fronte alla
goffaggine del protagonista e all’euforia delle faccette e delle vocine dei Minions.
Cattivissimo me è un film allegro, dai colori scintillanti (soprattutto nei contrasti che rischiarono l’oscurità delle sofferenze del piccolo Gru nei flahback del suo passato) e dalla grafica vivace e calibrata che sviluppa un’avventura dagli stilemi del racconto classico e che è attento, nei momenti di svolta, in cui tutto sembra perduto, a non caricare troppo sul sentimentalismo, scorrendo con leggerezza lungo una divertente narrazione per bambini.

Cattivissimo me non è un capolavoro, ma è un film che coinvolge emotivamente al punto giusto, facendo leva sui sentimenti più spontanei e primordiali, come i momenti di cedimento di Gru, quando il cuore fa lentamente capolino fino a lasciarsi andare verso un regalo molto più bello e più grande della Luna, l’affetto per le piccole Margo, Edith e Agnes.

La voce di Max Giusti non convince abbastanza e il 3D tutto sommato è un effetto talmente secondario rispetto alla narrazione che si può benissimo scegliere una visione 2D.
Qualunqe sia la vostra scelta portate i vostri bimbi a vedere Cattivissimo me, si diverteranno tantissimo! Più di voi.
P.S. Non abbiate fretta di andar via, godetevi i titoli di coda fino alla fine.

The Reservoir Blogs

La notizia è di ieri. E mi ha reso molto felice, perché La prima cosa bella è un film che ho amato tanto.
La pellicola di Virzì, infatti, è stata selezionata per rappresentare l’Italia agli Oscar 2011.
Dopo aver vinto 3 David di Donatello e di 4 Nastri d’Argento, mi auguro vivamente che domenica 27 febbraio il nostro bel cinema possa guadagnarsi i riconoscimenti che merita nella grande sala del Kodak Theatre di Los Angeles.

Ne ho parlato qui, in questo nuovo spazio sul web (ancora da imbellettare) che si chiama The Reservoir Blogs.
E ne approfitto per presentarlo.
Creato da Valentina Cinelli, The Reservoirs è uno di spin off del seguitissimo Tiragraffi: 5 perfetti “incompetenti” si sono messi insieme per sparare all’impazzata su cinema, libri, serie tv e musica. Ciascuno a modo suo e ciascuno secondo il proprio “autorevole” punto di vista.
Perché Like a Virgin forse “parla di una ragazza che rimorchia uno con una fava così!”… ma forse “parla di una ragazza vulnerabile perché se la sono sbattuta di sopra e di sotto, ma poi incontra un tipo sensibile e…”

…e visto che il mondo è bello perchè è vario, allora vogliamo essere belli pure noi e mostrarvi le nostre varie critiche su ciò che ci suscita curiosità e interesse.
Alla base di tutto sempre l’ironia, ma i graffi prima di tutto!
Senza lasciare mance a nessuno.

Sincerely, Your Mr. Pink