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Frontiers of Interaction – La controcultura visionaria nella lotta alla “Sindrome della pastasciutta”

Category : articoli

Durante la prima giornata di Frontiers of Interaction la Fondazione COTEC, in collaborazione con l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR, il mensile WIRED e con il sostegno di futuro@lfemminile, (il progetto di responsabilità sociale per le pari opportunità di Microsoft e Acer) ha presentato il rapporto sullo stato dell’Innovazione in Italia.

Oggetto di indagine è  stata la relazione tra donne, scienza e tecnologia in una fascia di età che va dai 30 ai 44 anni.
(foto di Leeander)

Gli stereotipi di genere e una differenziata percezione tra uomini e donne sui rischi e i benefici aderenti allo sviluppo tecnologico sono le amare considerazioni che emergono da tale ricerca.

L’innovazione ha migliorato la vita delle donne, rendendole multitasking e consentendo loro di gestire al meglio il tempo, ma lo scenario di crisi con cui anche le donne si trovano a dover fare i conti suggerisce una certa sfiducia nel futuro, per cui le stesse donne, in una situazione di congiuntura avversa, ritengono opportuno che siano esse stesse a perdere il lavoro piuttosto che gli uomini.

In conclusione risulta necessario attuare strategie politiche e di informazione relative al riconoscimento delle differenze di genere, strategie intese come azioni volte a riconoscere il ruolo che la componente femminile ricopre nella società anche come valore aggiunto allo sviluppo economico e sociale del nostro paese.

Durante la tavola rotonda sull’innovazione con Riccardo Luna (Wired), Salvo Mizzi (Working Capital), Claudio Roveda (COTEC), Giorgia Petrini (GPA) e Pietro Scott Jovane (Microsoft), quest’ultimo, analizzando questo dato, ha ricordato l’importanza di modelli organizzativi aziendali che prevedano solo la presenza intellettuale e non fisica e dove i team possano essere gestiti attraverso gli strumenti tecnologici.
Questo aiuterebbe le donne, che di fatto continuano ad essere responsabili del ménage familiare, non solo a proseguire la propria carriera professionale al pari delle condizioni di un analogo maschile, ma anche a padroneggiare i tools che offre l’era digitale.

A questa considerazione si aggiunge quella di Claudio Roveda per il quale diffondere la cultura dell’innovazione ai diversi strati sociali e nelle diverse posizioni territoriali, vuol dire avere una comprensione razionale di tutti i fenomeni tecnologici, al fine di costruire la  società della conoscenza. Favorire cioè, la capacità della gente di comprendere i fenomeni, interagire con essi, di controllarli e di prendere decisioni razionali.

Una maggiore consapevolezza del calibro dello strumento tecnologico al di là del più diffuso uso quotidiano, ma inteso come portatore di valori innovativi è ciò che determina lo stimolo alla ricerca dell’innovazione continua.

Giorgia Petrini infatti ricorda che l’innovazione arriva dal basso e deve necessariamente seguire il suo percorso al di là dei finanziamenti statali che sono pure importanti, ma che purtroppo, soprattutto nel nostro paese, sono ciechi a tali esigenze.

Ecco perché, aggiunge Salvo Mizzi di Working Capital, l’innovazione, in Italia, in questo momento può diventare una formula vincente se supportata da un network di imprese e privati.

Working Capital rappresenta un esempio di questo sistema. Non è un venture capital ma un sistema strutturato di valutazione di progetti, che siano essi di aspirazione imprenditoriale o di ricerca (relativi quindi ai nativi digitali e alle università).

E’ il caso di Netsukuku, progetto di Andrea Lo Pumo, che prevede la commutazione dei punti di rete wireless Wi-Fi in un apparato di smistamento del traffico dati della rete stessa, insomma un progetto di reti autoconfiguranti peer to peer che si basa sull’idea che internet non è il web.

In altre parole, è la realizzazione dell’idea di una rete libera!

Un’idea che sicuramente si scontrerà con una mentalità respingente e ostile.

Ma da sempre lo stimolo ad esplorare le nuove frontiere è dato dalla sfida all’incertezza e all’immobilità rassicurante.
Se l’innovazione tecnologia viaggia su una rete filosofico esistenziale permeata da una forte esigenza di controcultura visionaria, allora si potrà dare il via a quella profonda rivoluzione sociale e culturale di cui abbiamo bisogno.

Ecco di cosa parla lo straordinario speech di Roberto Bonzio (Italiani di Frontiera) “Dobbiamo tutto agli Hippie”.

Enjoy!

to be continued

GGD Roma: una di loro!

Category : GGD, annunciazioni

Non è passato neanche un mese da quando le ragazze mi hanno chiesto di entrare a far parte dello staff e ora mi ritrovo piacevolmente immersa in mille cose da fare e organizzare. Tante idee, progetti, collaborazioni, tutti accomunati da un’unica missione: scambiare e promuovere contenuti relativi a tecnologia, informatica e nuovi media coniugati al femminile!

Sto parlando delle Girl Geek Dinners Roma! Donne entusiaste che cavalcano l’onda del cambiamento e usano la tecnologia per lavoro, per la vita privata e per tutti gli usi necessari a creare e a diffondere nuove idee e per ottenere una riconoscibilità all’interno di un ambiente prevalentemente maschile. Far parte del team GGD per me è un onore e un impegno a portare avanti con determinazione questa missione.

Ecco cosa ci piace fare: condivisione delle informazioni, networking, formazione riservata a donne desiderose di scoprire le novità dell’era digitale, dare voce alle realtà romane femminili che chiedono solo di essere valorizzate. Si parla di ecosostenibilità, imprenditoria femminile, marketing, social network, comunicazione 2.0 e tutto ciò che riguarda gli scenari futuri del mondo che cambia.

Il mio battesimo ufficiale è avvenuto venerdì scorso durante Ignite Italia dove in 20 slide e 5 minuti ho presentato le GGD Roma.

Adesso c’è solo da lavorare per la prossima GGD#5 il cui tema è donne ed imprenditoria nel sociale.

Ma prima ancora, partecipate con noi alla Race for the Cure!

Stay tuned!

More info: girlgeekdinners.com

Agorà – Ipazia

Category : film

L’agorà è il luogo di condivisione della conoscenza e nell’agorà la stessa libertà di pensiero viene distrutta dalle lotte fratricide in nome del fondamentalismo religioso.
Lotte che si perdono nella descrizione di una battaglia che racconta la violenza esclusivamente attraverso la messa in scena della violenza, come se fosse questa l’unica via per rappresentare la barbarie e l’involuzione che di lì a poco avrebbe portato a un forte oscurantismo intellettuale intriso di dogmatiche visioni religiose.
Le immagini del film Agorà di Amenábar sono dei quadretti perfettamente sceneggiati attraverso abilità tecniche e produttive, ma sterili e prive di quella dimensione umana che è protagonista assoluta di questa pellicola.

Ipazia, filosofa e astronoma dell’Alessandria d’Egitto del IV secolo, perseguitata dai cristiani perchè donna empia che afferma con orgoglio di credere solo nella ragione nella filosofia, da ideale di amore per la scienza e per la divulgazione di civiltà, diventa ella stessa vittima della scienza che le impedisce di scoprire la parte più intima della sua natura di donna colta e raffinata. Ipazia non trova dentro se stessa lo spazio per la commozione, per la condivisione dei sentimenti e per il suo lato più umano. Ipazia, accecata dall’ossessione per la verità, è immune da ogni passione, come se l’amore mal si coniugasse con le speculazioni scientifiche. Ipazia si perde nei dialoghi elementari e modesti che non evocano alcuna emozione e che non suggeriscono una logicità al racconto di un tema, lasciandoti l’amaro in bocca per la mancata occasione. Ipazia muore per i suoi ideali, ma viene sacrificata per la sete di vendetta di Cirillo nei confronti di Oreste. A far da protagonista alle vicende sembra essere più l’amore di Oreste che una profonda riflessione tra scienza e fede. Ci si perde nella messa in scena, le riprese virtuosistiche si raccontano a se stesse dimenticandosi del confronto e della riflessione filosofica sulla laicità del pensiero.
Le inquadrature dall’alto e i campi lunghissimi ridondanti rivelano un film sconnesso privo di fluidità e di corposità. Non emoziona, non commuove e non rende giustizia alla donna di scienza che fu Ipazia.

UPDATE:  Scambiarsi opinioni in rete è un valore aggiunto alla riflessione al quale non potrei mai rinunciare e, grazie a tale scambio, Giovanna Koch mi fa notare che “Un film è anche un atto culturale oltre che un’espressione artistica e Agorà è particolarmente originale a riguardo. Quanto all’amore che si oppone alla ricerca scientifica per le donne… Be’, è ancora vero. Carriera contro figli, indipendenza intellettuale contro solitudine, mi paiono contrasti attualissimi.”

Purtroppo rimane un po’ d’amarezza sia per la messa in scena debole sia per la modalità in cui viene raccontata Ipazia. Ma mi auguro che il cinema e, perché no, anche la fiction televisiva, conferiscano sempre più spazio alle donne della scienza e della storia che hanno lasciato un segno nell’evoluzione della nostra umanità, ma anche alle tante donne “invisibili” che quotidianamente, nella loro molteplicità di ruoli, restituiscono solidità al tessuto sociale.

Equal Pay Day

Category : articoli

Oggi le donne si sono vestite di rosso e hanno celebrato l’Equal pay day (giornata dell’eguale retribuzione) per rivendicare il diritto all’uguaglianza salariale. Il rosso simboleggia il colore dei conti delle donne. Una donna, per guadagnare, a parità di condizioni, quanto un collega uomo in un anno, deve lavorare fino al 15 aprile dell’anno successivo!
La Costituzione italiana garantisce la parità salariale, il gap infatti è dato dalla parte variabile, ossia straordinari, mobilità, premi produzione…
Le statistiche divergono sui dati specifici, ma tutte convergono nello stabilire che il divario salariale esiste e ha forti ripercussioni sulla struttura della nostra società. Le donne sono spesso limitate nelle loro carriere dalla gestione del ménage familiare a causa di strutture di sostegno scarse e/o di difficile accesso e di pregiudizi paralizzanti.

La Commissione Europea sta lavorando per intraprendere provvedimenti atti a ridurre tale disparità tra uomini e donne nei prossimi 5 anni (Risoluzione 5 marzo).

L’Equal Pay Day è stato organizzato dalla BPW (Business and Professionale Women) che si propone di valorizzare concretamente il potenziale professionale, di buisness  e leadership delle donne a tutti i livelli attraverso programmi di empowerment, sostegno, consulenza, networking e skill building.

Qui , qui qui alcuni web spot sulla precarietà e discriminazione di genere.

Qui invece un interessante video sugli stereotipi di genere.

Premio Afrodite 2010

Category : articoli, esperienze, film

Anche quest’anno l’Associazione Donne nell’Audiovisivo, ha festeggiato la professionalità femminile attraverso la cerimonia di assegnazione del Premio Afrodite. Il Premio nasce per celebrare le donne del mondo dello spettacolo che, con la loro arte hanno mostrato particolare attenzione alle tematiche femminili e hanno contribuito attivamente alla realizzazione di progetti di qualità.

L’evento è stato, tra gli altri, sponsorizzato dalla Lancia che per l’occasione ha presentato il nuovo modello Ypsilon Elle rigorosamente glamour come le star che ha accompagnato fino al pink carpet. Hanno sfilato tra gli innumerevoli flash dei fotografi, Margareth Madè, attrice rivelazione del film Baarìa (ad accompagnarla c’era il regista Giuseppe Tornatore), Mariagrazia Cucinotta, la bellissima Valeria Solarino con Isabella Ragonese, Monica Scattini, Giorgia Wurth, Barbara De Rossi, Micaela Ramazzotti, Nicole Grimaudo e tante altre celebrità più o meno conosciute.

La cerimonia è stata condotta dalla giornalista e presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici, Laura Delli Colli e dal giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori, che hanno inaugurato la serata ricordando tutte le donne alle quali è negato il diritto di parola, come in Iran e in tutti quei paesi in cui la dittatura proibisce la diffusione del libero pensiero.

La prima donna a salire sul palco è stata Paola Comencini, scenografa, che ha giustamente rivendicato il diritto al riconoscimento dell’autorialità per i tecnici del cinema.
Hanno poi presenziato Emanuela Mascherini autrice del libro Memorie del cuscino e Giorgia Wurth che ha presentato il romanzo Tutta da rifare. Insieme a  Sarah Maestri (assente per tournée), che ha riscosso successo col romanzo autobiografico La bambina dai fiori di carta, è stata loro riconosciuta una menzione speciale per le proprie opere letterarie. Da questi romanzi probabilmente nasceranno nuove storie al femminile per il cinema italiano.

Migliori attrici Micaela Ramazzotti, che io ho tanto apprezzato nel film La prima cosa bella, Nicole Grimaudo per Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek e Barbara De Rossi che ha “compresso” tutta la sua simpatia ed esuberanza in un corpicino rinnovato, quale personaggio televisivo dell’anno.

La bellissima, ma un po’ algida, Margareth Madè ha ritirato il premio Lancia Ypsilon Elle direttamente dalle mani di Tornatore che ha ricordato a tutti i presenti la qualità dei film candidati ai David di Donatello quest’anno – tra i quali c’è proprio la sua pellicola Baarìa (!!) – a dimostrazione del fatto che il cinema italiano non è fagocitato dalla crisi come vogliono farci credere. Il regista ha invitato i giornalisti ad abolire la domanda sulla crisi, ma piuttosto ha invitato tutti a vedere il bicchiere mezzo pieno per incoraggiarci a trovare insieme delle soluzioni da proporre anche a chi ci governa.
Tornatore non appartiene certo alla schiera di autori che hanno difficoltà a trovare i finanziamenti, ma sicuramente accetto il suo invito a vedere le cose da un altro punto di vista perché sono stanca a anche io di sentir parlare di crisi di linguaggi e di valori.

Io ritengo che il momento di paralisi che sta vivendo il cinema, così come la tv, non sia dovuto a una mancanza di idee, ma alla gestione che di queste idee si fa e a un sistema produttivo scorretto ed elitario che, immobilizzato dal timore del rischio, porta avanti dinamiche corrotte e sfugge dal tentativo di valorizzare il nuovo che avanza.

Ma fortunatamente ci sono progetti audaci che riescono a ricavarsi uno spazio nelle sale dimostrando tutta la loro dignità artistica, come Viola di mare che ha vinto il premio Afrodite film dell’anno. Viola di mare racconta la vittoria di un amore tutto al femminile, e a ricevere gli applausi sul palco un trionfo di femminilità, dalla regista Donatella Maiorca, alla produttrice Mariagrazia Cucinotta e le due splendide e bravissime attrici, Valeria Solarino e Isabella Ragonese.

La serata, dal risvolto forse troppo mondano e patinato ha purtroppo lasciato poco spazio alle parole e all’approfondimento delle tematiche sottostanti a un premio così importante e necessario per la nostra cultura, ma è comunque un passo importante per la valorizzazione della voce delle donne.

Mi auguro che il prossimo Premio Afrodite acquisisca sempre più importanza e la giusta visibilità che merita, affinché l’ intelletto colto, ironico e raffinato delle donne trovi finalmente la sua rilevanza in un posto che diritto gli appartiene e possa esprimersi in tutta la sua potenza creativa senza perdersi in esasperanti rivendicazioni.

Thank to Candy per le foto

Quello che le donne non dicono…

Category : riflessioni

…normalmente gli uomini non riescono a intuirlo.
Ma, parafrasando la famosa canzone, è difficile spiegare…tanto ci potrete trovare qui, sempre qui, accanto a voi a cercarvi disperatamente per tutta una vita e a desiderare di rimanere con voi sempre e comunque.

Debutti, astuzie femminili e…maschietti!

Category : esperienze

pushup.jpgMartedì mattina appuntamento sul set alle ore 7.00. Un’ora di preparazione (trucco, parrucco e costumi) e WP diventerà la “segretaria stronza”, segnando il suo debutto attoriale nel mondo della soap! Ebbene sì, quando la personalità multiforme strasborda, è inevitabile approdare all’eccentrico lido della Settima Arte.
E così Agrodolce non solo accoglierà il mio nome nella troupe list dei titoli di coda, ma mostrerà all’Italia intiera il mio bel faccino.
Per mezza giornata sarò attrice…beh, veramente figurazione, ma speciale, però.
Parlo! C’ho 4 battute!!! E mica del tipio: il pranzo è servito, tsè!
Non posso narrare oltre, non voglio certo rovinare la suspance di quando, tra tanti e tanti mesi, andrà in onda la puntata che mi vedrà sfoggiare le mie doti recitative!

Perciò stamattina prova costume..bisogna vestire il personaggio.
Indosso le diverse camicie a disposizione, mi slacciano i primi bottoni, poi la costumista mi lancia un’occhiata delusa al décolleté e mormora: ho la soluzione per te!
Si avvicina a un cesto pieno di cianfrusaglie e tira fuori due “spalline”. Le osserva compiaciuta e trionfante me le porge. Io le guardo incuriosita e penso: ma se c’ho du spalle che meno male che nun so’ leghista, se no me scambiavano pe a moglie de Hulke!
Lei mi fissa aspettando una mia reazione, io ricambio lo sguardo spalancando gli occhi interrogativi. Lei sorride un po’ imbarazzata, poi mi infila le protesi nel reggiseno e… magia…Le due gemelle si incontrano per la prima volta, l’una accanto all’altra, strette strette nell’abbondanza burrosa del mio decollété.
Lo fanno tutte dice lei.
Il mio sguardo compiaciuto si fissa sulla gloriosa scollatura. Però…, penso ridacchiando. E la femminuccia che c’è in me, vanitosa ed esibizionista più che mai, si riversa nei corridoi a sfoggiare la gioia dell’abbondante scoperta.
E incontro proprio lui, mischino,il collega meraviglioso, a tratti timido, vittima delle mie innocenti provocazioni.
Si ferma, mi mette al corrente su un problema di produzione, poi si accorge della novità, l’occhio cade costantemente sulle bimbe cicciotte e si sforza di riportare i suoi bulbi oculari verso i miei, ma è un’operazione troppo complicata da fare contemporaeamente a quella di imbastire un minimo di discorso sensato su una location e una giornata di set difficle. È più forte di lui, quel pensiero lo attanaglia, qualcosa non gli torna e parla in maniera sconnessa, è visibilmente impacciato, come ha potuto non accorgersi di tale “generosità” in tutti questi mesi…. Lo blocco, gli sorrido e gli dico: tranquillo, è tutta roba finta e, con gesto seducente e ridanciano, lentamente avvicino le mani ai bottoni della camicetta. Lui strabuzza gli occhi, una goccia di sudore gli riga la guancia sinistra, forse comincia a tremare.
Infilo la mano nella scollatura, estraggo una “spallina”. Una delle gemelle sprofonda nell’oblio di sempre, mentre l’altra, spocchiosa, tenta di rimanere sul podio.
Poi lui sorride, e mi dice, beh, mi sembrava strano che non me ne fossi accorto prima. E, pensando di esserne uscito con dignità, ritorna verso il suo ufficio.
E forse si consola pensando che il suo testosterone è ancora desto e brioso come non mai.

La sposa soldato

Category : annunciazioni

“ll tuo indicie di massa corporea è 24, 62. Questo valore indica un sovrappeso sovrappeso sovrappeso sovrappeso sovrappeso….

AAAAAAAHHHHHHHHHH……

WP si svegliò tutta sudata… il solito incubo ricorrente. Ma poi si ricordò che mai nessun incubo era stato così uguale alla realtà. WP cacciò i butti pensieri.

MA CHE IMPORTA!!! Tanto è sabato e alle 16.30 ho appuntamento da Max Mara per la prima prova di ABITO DA SPOSA! Ooooooohhhhhhhh…. EMOZIONEEEE….

Zaira e la signora Carmela, complici appassionate, mi hanno scortato lungo la via Etnea nel centro di Catania, dove un’espertissima e disponibilissima commessa mi ha guidato in questo lungo e impacciato viaggio tra sete e chiffon.
Non racconterò oltre perchè, per ovvie ragioni, chi non deve sapere nulla riguardo all’abito è il mio primo lettore.
Posso solo dire che una volta indossato l’ultimo accessorio, un sussulto si è diramato dal cuore lungo tutto il corpo. Un tremolio, un sorriso e la convinzione che sta per succedermi la cosa più bella che avessi mai potuto desiderare. Ohhhhhhh…ROMANTICA…
In quel momento avrei voluto saltellare per tutto il negozio, e abbracciare chiunque avessi trovato di fronte. Ho allargato le braccia per inspirare la gioia che mi circondava ed è stato proprio in quel momento che si è palesato davanti ai miei occhi il prossimo incubo ricorrente: IL TRICIPITE TRABALLANTE!!! NOOOOOOOOOOOO!!!!
Una massa grassa burriforme che fuoriesce dal corpetto come la crema pasticcera in un bignè compresso. INACCETABILE!!!

Da oggi WP dichiara guerra al tricipite molle! >:(

Caccia al milionario!!!

Category : annunciazioni

soldi_donna.jpgHo un lavoro precario, il mio fascino è racchiuso nel mio sorriso, direi che sono la candidata ideale per sposare un milionario. Purtroppo sono già promessa (ne parlerò ampiamente più in là…) Ma questo non mi impedisce di dare il mio contributo alla rinascita del nostro paese, nella lotta contro il precariato. Pertanto, dato che lavoro nel settore, vorrei sottoporre all’attenzione di tutti la nascita di un nuovo format, la mamma di tutti i reality: Chi vuol esser sposa di un milionario?

Donne con contratto a tempo indeterminato, LICENZIATEVI! I requisiti necessari per prendervi parte sono ahimè largamente diffusi: essere forziste, ma è sufficiente subdole e arriviste, avere un bel sorriso (la lista dei dentisti convenzionati è sul sito del partito delle libertà, già che ci siete c’è anche un’ampia sezione dedicata alla chirurgia estetica…) e se proprio avete voglia di lavorare potreste sempre improvvisarvi conduttrice e giornalista di talento.
Donne, affilate le unghie, meglio se laccate, e infoltite le ciglia, i provini stanno per cominciare!
Una troupe di operatori del cinema, rigorosamente precari, scorterà la vincitrice lungo il cammino verso l’altare e, UDITE UDITE, il filmino del matrimonio verrà proiettato alla festa del cinema di Roma, così famo contento pure Walter!

Persepolis

Category : film

persepolis.jpgL’altro giorno ho avuto la fortuna di assistere all’anteprima del meraviglioso film d’animazione Persepolis.
Tratto dalla graphic novel di Marjane Satrapi, il film racconta le vicende dell’Iran, dalla cacciata dello scià alla rivoluzione islamica, passando per la guerra contro l’Iraq, attraverso lo sguardo grintoso della piccola Marjane. Ma è anche la storia di una bambina dal forte temperamento ribelle cresciuta in una famiglia di eroi e oppositori del regime, che hanno scelto la morte in nome della libertà. I suoi genitori, idealisti e militanti, desiderano per lei un futuro migliore e la mandano a studiare a Vienna. Ma dall’Europa Marjane fuggirà lasciandosi alle spalle pregiudizi, paure e la sua stessa incapacità di reagire a una forte delusione d’amore che la indebolirà nel fisico e nell’anima. Marjane è islamica e iraniana, ma è come tutti noi, ha gli stessi palpiti d’amore e desidera la felicità al punto tale da rinunciare alla libertà per tornare al suo paese sottomesso al regime dittatoriale dei pāsdāran. Marjane non è un’eroina e non cambierà la realtà che la circonda, ma attraverserà tra debolezze, cadute e risalite il suo percorso esistenziale, grazie anche alla nonna, sua guida spirituale, forte, tenace e dalla sensibilità sopraffina, l’unica in grado di pungolare la coscienza dell’inquieta Marjane.
Una storia commovente e coinvolgente che non ci risparmia la giusta dose di humor, tra piccole e divertenti trovate comiche e situazioni eccentriche e bizzarre, restituendoci una godibilità e una leggerezza nonostante la tensione e la gravità degli eventi che scorrono intorno alla protagonista.
Il segno della matita netto ed essenziale e l’uso del bianco e nero riescono comunque a tratteggiare situazioni complesse al pari del vecchio cinema espressionista tedesco, che pare essere rievocato nelle sfumature del carboncino, tra momenti di luce e momenti di oscurità. Quando c’è una storia dai forti contenuti, la sua potenza comunicativa non ha bisogno di effetti speciali. La sua specialità risiede proprio nella forza degli eventi e dei personaggi.
Donne determinate e intelligenti, islamici idealisti e combattenti per la libertà, suore cattoliche malvagie e bigotte, dialoghi immaginari di una bambina con Dio e Marx, ricerca dell’ identità attraverso gioie e sofferenze umane, fanno di Persepolis un’opera d’arte universale che colpisce la sensibilità di tutti, occidentali e non, a dimostrazione che usi, costumi e tradizioni di un popolo ne costituiscono sì la propria identità, ma se oscurati dall’integralismo, diventano rigide sovrastrutture che cancellano la comunione dell’identità universale che affratella l’umanità tutta.