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Il tempo delle donne è adesso

Sono passati 10 giorni, ma queste parole continuano a risuonare nella mia testa:

Noi donne abbiamo fatto la nostra parte, le istituzioni no! Rispetto, dignità, lavoro, libertà ci sono dovute, ADESSO!

Con queste parole Cristina Comencini ha concluso il suo intervento alla mobilitazione di massa Se non ora quando del 13 febbraio a piazza del Popolo.
Un discorso sincero, privo di retorica, arrabbiato ma sapientemente misurato, che, superando le lotte di partito, punta l’attenzione su un problema reale e obiettivo: la percezione della donna nella cultura italiana e le sue conseguenze a livello sociale, politico ed economico che minano il processo di innovazione nel quale il nostro Paese non riesce ancora ad avere un ruolo predominante.

Un esempio perfettamente calzante, citato dalla stessa Comencini, è l’operato di Angela Merkel, la quale, all’inizio del suo mandato, ha triplicato, con non poche difficoltà, i posti negli asili nido. Oggi la Germania vanta una crescita produttiva tre volte superiore alla nostra. Questa è la dimostrazione che un’azione politica efficiente e innovativa nasce da una valutazione attenta delle condizioni sociali e culturali di un paese.

Le ultime vicende politiche italiane non hanno fatto che rendere esplicito un modello culturale perfettamente radicato nella nostra società e che da troppi anni condiziona le scelte quotidiane di ciascuna di noi. Continua a leggere

Se non ora quando? Perché sto per scendere in piazza

1) Per affermare che le donne italiane hanno altri modelli culturali a cui fare riferimento,

2) per ribadire che quello che passa in tv non ci rappresenta,

3) per ribattere che Berlusconi è solo uno dei tanti che contribuisce a distorcere l’immagine della donna italiana,

4) perché non è una battaglia tra partiti,

5) perché è una protesta dai mille colori,

6) perché non ha nulla a che fare con rivendicazioni femministe,

7) perché non ha nulla a che fare con i soliti luoghi comuni sull’emancipazione delle donne,

8) per trovare un dialogo con gli uomini,

9) perché è una lotta per la dignità di tutta la società italiana,

10) perché spero di trovare mille altre ragioni per essere lì insieme a tante persone.

Per questo chiedo a gran voce agli uomini di esserci accanto in questo importante momento di partecipazione!

Donna Impresa

Da qualche giorno è cominciata la mia collaborazione al blog Donna Impresa promosso da Impresa Semplice di Telecom Italia.

Uno spazio in cui raccontare storie di donne, lavoro e tecnologia e scoprire i nuovi trend del mondo professionale femminile nel suo rapporto con il web.


Racconteremo, tra le altre cose, come come cambiano i servizi e le tecnologie che le donne usano in rapporto alla professione e le specifiche femminili nel confrontarsi con le nuove tecnologie e i social media.

Nel mio primo post, partendo dal Rapporto 2010 del COTEC sulla cultura dell’innovazione in Italia, scrivo di come l’evoluzione tecnologica abbia migliorato la vita delle donne, delle applicazioni usate in base alle fasce d’ età e di come la rete venga finalmente percepita come uno strumento di crescita personale e professionale.

Sono molto felice di dare il mio contributo a questo progetto che si propone di  promuovere e divulgare il valore femminile nei contesti professionali e sociali e dare rilievo all’impegno culturale e imprenditoriale delle donne per l’innovazione.

25 novembre: Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne

Oggi 25 novembre è la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne e oggi ho voglia di far sentire la mia voce.
La violenza si nasconde spesso dietro storie di ordinaria follia familiare e il suo urlo è schiacciato dalla paura, dalla solitudine e dall’indifferenza.
La stessa indifferenza nemica di un’altra violenza, quella subita da tutte le donne che lottano ogni giono contro le continue discriminazioni, spesso alimentate da altre donne che cercano identità e riconoscibilità attraverso la svendita di se stesse.
Violenza è negare il naturale diritto di integrazione delle donne nel tessuto sociale e professionale.
Violenta è una legislazione incancrenita che imbavaglia la naturale evoluzione della collettività.
Violenta è una comunicazione che parla per stereotipi.
Violenta è la politica che non riconosce alle donne le loro capacità di leadership.
Violenti sono i valori imposti da un’educazione retrograda e ottusa di fronte alla potenza creativa e rivoluzionaria delle innovazioni economiche sociali e tecnologiche.
Violenta è la mentalità che non vede nella maternità un valore aggiunto che per di più consente di delineare strategie di efficienza e concretezza anche in ambito lavorativo.
Violente sono le politiche del lavoro che costringono le donne a delle scelte obbligate che moritificano le carriere.
Per tali ragioni vorrei segnalare alcune realtà di donne che si sono messe insieme e, attraverso la rete, propongono nuovi modelli culturali mai così vicini alla naturalità della vita.

DonnePensanti

Senza donne

Mamme acrobate

Diario di una femminista

Popolo Rosa

Mestiere di mamma

Mamme nella rete

Girl Geek Life

la mailing list di donne@softwarelibero.com

Il corpo delle donne

E in una giornata come questa può avere un significato in più rivedere le immagini del documentario di Lorella Zanardo Il corpo delle donne.

P.S. Sul web è pieno di altre realtà, se le conoscete vi pregherei di segnalarle.

Frontiers of Interaction – La controcultura visionaria nella lotta alla “Sindrome della pastasciutta”

Durante la prima giornata di Frontiers of Interaction la Fondazione COTEC, in collaborazione con l’Istituto di Ricerche sulla Popolazione e le Politiche Sociali del CNR, il mensile WIRED e con il sostegno di futuro@lfemminile, (il progetto di responsabilità sociale per le pari opportunità di Microsoft e Acer) ha presentato il rapporto sullo stato dell’Innovazione in Italia.

Oggetto di indagine è  stata la relazione tra donne, scienza e tecnologia in una fascia di età che va dai 30 ai 44 anni.
(foto di Leeander)

Gli stereotipi di genere e una differenziata percezione tra uomini e donne sui rischi e i benefici aderenti allo sviluppo tecnologico sono le amare considerazioni che emergono da tale ricerca.

L’innovazione ha migliorato la vita delle donne, rendendole multitasking e consentendo loro di gestire al meglio il tempo, ma lo scenario di crisi con cui anche le donne si trovano a dover fare i conti suggerisce una certa sfiducia nel futuro, per cui le stesse donne, in una situazione di congiuntura avversa, ritengono opportuno che siano esse stesse a perdere il lavoro piuttosto che gli uomini.

In conclusione risulta necessario attuare strategie politiche e di informazione relative al riconoscimento delle differenze di genere, strategie intese come azioni volte a riconoscere il ruolo che la componente femminile ricopre nella società anche come valore aggiunto allo sviluppo economico e sociale del nostro paese.

Durante la tavola rotonda sull’innovazione con Riccardo Luna (Wired), Salvo Mizzi (Working Capital), Claudio Roveda (COTEC), Giorgia Petrini (GPA) e Pietro Scott Jovane (Microsoft), quest’ultimo, analizzando questo dato, ha ricordato l’importanza di modelli organizzativi aziendali che prevedano solo la presenza intellettuale e non fisica e dove i team possano essere gestiti attraverso gli strumenti tecnologici.
Questo aiuterebbe le donne, che di fatto continuano ad essere responsabili del ménage familiare, non solo a proseguire la propria carriera professionale al pari delle condizioni di un analogo maschile, ma anche a padroneggiare i tools che offre l’era digitale.

A questa considerazione si aggiunge quella di Claudio Roveda per il quale diffondere la cultura dell’innovazione ai diversi strati sociali e nelle diverse posizioni territoriali, vuol dire avere una comprensione razionale di tutti i fenomeni tecnologici, al fine di costruire la  società della conoscenza. Favorire cioè, la capacità della gente di comprendere i fenomeni, interagire con essi, di controllarli e di prendere decisioni razionali.

Una maggiore consapevolezza del calibro dello strumento tecnologico al di là del più diffuso uso quotidiano, ma inteso come portatore di valori innovativi è ciò che determina lo stimolo alla ricerca dell’innovazione continua.

Giorgia Petrini infatti ricorda che l’innovazione arriva dal basso e deve necessariamente seguire il suo percorso al di là dei finanziamenti statali che sono pure importanti, ma che purtroppo, soprattutto nel nostro paese, sono ciechi a tali esigenze.

Ecco perché, aggiunge Salvo Mizzi di Working Capital, l’innovazione, in Italia, in questo momento può diventare una formula vincente se supportata da un network di imprese e privati.

Working Capital rappresenta un esempio di questo sistema. Non è un venture capital ma un sistema strutturato di valutazione di progetti, che siano essi di aspirazione imprenditoriale o di ricerca (relativi quindi ai nativi digitali e alle università).

E’ il caso di Netsukuku, progetto di Andrea Lo Pumo, che prevede la commutazione dei punti di rete wireless Wi-Fi in un apparato di smistamento del traffico dati della rete stessa, insomma un progetto di reti autoconfiguranti peer to peer che si basa sull’idea che internet non è il web.

In altre parole, è la realizzazione dell’idea di una rete libera!

Un’idea che sicuramente si scontrerà con una mentalità respingente e ostile.

Ma da sempre lo stimolo ad esplorare le nuove frontiere è dato dalla sfida all’incertezza e all’immobilità rassicurante.
Se l’innovazione tecnologia viaggia su una rete filosofico esistenziale permeata da una forte esigenza di controcultura visionaria, allora si potrà dare il via a quella profonda rivoluzione sociale e culturale di cui abbiamo bisogno.

Ecco di cosa parla lo straordinario speech di Roberto Bonzio (Italiani di Frontiera) “Dobbiamo tutto agli Hippie”.

Enjoy!

to be continued

GGD Roma: una di loro!

Non è passato neanche un mese da quando le ragazze mi hanno chiesto di entrare a far parte dello staff e ora mi ritrovo piacevolmente immersa in mille cose da fare e organizzare. Tante idee, progetti, collaborazioni, tutti accomunati da un’unica missione: scambiare e promuovere contenuti relativi a tecnologia, informatica e nuovi media coniugati al femminile!

Sto parlando delle Girl Geek Dinners Roma! Donne entusiaste che cavalcano l’onda del cambiamento e usano la tecnologia per lavoro, per la vita privata e per tutti gli usi necessari a creare e a diffondere nuove idee e per ottenere una riconoscibilità all’interno di un ambiente prevalentemente maschile. Far parte del team GGD per me è un onore e un impegno a portare avanti con determinazione questa missione.

Ecco cosa ci piace fare: condivisione delle informazioni, networking, formazione riservata a donne desiderose di scoprire le novità dell’era digitale, dare voce alle realtà romane femminili che chiedono solo di essere valorizzate. Si parla di ecosostenibilità, imprenditoria femminile, marketing, social network, comunicazione 2.0 e tutto ciò che riguarda gli scenari futuri del mondo che cambia.

Il mio battesimo ufficiale è avvenuto venerdì scorso durante Ignite Italia dove in 20 slide e 5 minuti ho presentato le GGD Roma.

Adesso c’è solo da lavorare per la prossima GGD#5 il cui tema è donne ed imprenditoria nel sociale.

Ma prima ancora, partecipate con noi alla Race for the Cure!

Stay tuned!

More info: girlgeekdinners.com

Agorà – Ipazia

L’agorà è il luogo di condivisione della conoscenza e nell’agorà la stessa libertà di pensiero viene distrutta dalle lotte fratricide in nome del fondamentalismo religioso.
Lotte che si perdono nella descrizione di una battaglia che racconta la violenza esclusivamente attraverso la messa in scena della violenza, come se fosse questa l’unica via per rappresentare la barbarie e l’involuzione che di lì a poco avrebbe portato a un forte oscurantismo intellettuale intriso di dogmatiche visioni religiose.
Le immagini del film Agorà di Amenábar sono dei quadretti perfettamente sceneggiati attraverso abilità tecniche e produttive, ma sterili e prive di quella dimensione umana che è protagonista assoluta di questa pellicola.

Ipazia, filosofa e astronoma dell’Alessandria d’Egitto del IV secolo, perseguitata dai cristiani perchè donna empia che afferma con orgoglio di credere solo nella ragione nella filosofia, da ideale di amore per la scienza e per la divulgazione di civiltà, diventa ella stessa vittima della scienza che le impedisce di scoprire la parte più intima della sua natura di donna colta e raffinata. Ipazia non trova dentro se stessa lo spazio per la commozione, per la condivisione dei sentimenti e per il suo lato più umano. Ipazia, accecata dall’ossessione per la verità, è immune da ogni passione, come se l’amore mal si coniugasse con le speculazioni scientifiche. Ipazia si perde nei dialoghi elementari e modesti che non evocano alcuna emozione e che non suggeriscono una logicità al racconto di un tema, lasciandoti l’amaro in bocca per la mancata occasione. Ipazia muore per i suoi ideali, ma viene sacrificata per la sete di vendetta di Cirillo nei confronti di Oreste. A far da protagonista alle vicende sembra essere più l’amore di Oreste che una profonda riflessione tra scienza e fede. Ci si perde nella messa in scena, le riprese virtuosistiche si raccontano a se stesse dimenticandosi del confronto e della riflessione filosofica sulla laicità del pensiero.
Le inquadrature dall’alto e i campi lunghissimi ridondanti rivelano un film sconnesso privo di fluidità e di corposità. Non emoziona, non commuove e non rende giustizia alla donna di scienza che fu Ipazia.

UPDATE:  Scambiarsi opinioni in rete è un valore aggiunto alla riflessione al quale non potrei mai rinunciare e, grazie a tale scambio, Giovanna Koch mi fa notare che “Un film è anche un atto culturale oltre che un’espressione artistica e Agorà è particolarmente originale a riguardo. Quanto all’amore che si oppone alla ricerca scientifica per le donne… Be’, è ancora vero. Carriera contro figli, indipendenza intellettuale contro solitudine, mi paiono contrasti attualissimi.”

Purtroppo rimane un po’ d’amarezza sia per la messa in scena debole sia per la modalità in cui viene raccontata Ipazia. Ma mi auguro che il cinema e, perché no, anche la fiction televisiva, conferiscano sempre più spazio alle donne della scienza e della storia che hanno lasciato un segno nell’evoluzione della nostra umanità, ma anche alle tante donne “invisibili” che quotidianamente, nella loro molteplicità di ruoli, restituiscono solidità al tessuto sociale.

Equal Pay Day

Oggi le donne si sono vestite di rosso e hanno celebrato l’Equal pay day (giornata dell’eguale retribuzione) per rivendicare il diritto all’uguaglianza salariale. Il rosso simboleggia il colore dei conti delle donne. Una donna, per guadagnare, a parità di condizioni, quanto un collega uomo in un anno, deve lavorare fino al 15 aprile dell’anno successivo!
La Costituzione italiana garantisce la parità salariale, il gap infatti è dato dalla parte variabile, ossia straordinari, mobilità, premi produzione…
Le statistiche divergono sui dati specifici, ma tutte convergono nello stabilire che il divario salariale esiste e ha forti ripercussioni sulla struttura della nostra società. Le donne sono spesso limitate nelle loro carriere dalla gestione del ménage familiare a causa di strutture di sostegno scarse e/o di difficile accesso e di pregiudizi paralizzanti.

La Commissione Europea sta lavorando per intraprendere provvedimenti atti a ridurre tale disparità tra uomini e donne nei prossimi 5 anni (Risoluzione 5 marzo).

L’Equal Pay Day è stato organizzato dalla BPW (Business and Professionale Women) che si propone di valorizzare concretamente il potenziale professionale, di buisness  e leadership delle donne a tutti i livelli attraverso programmi di empowerment, sostegno, consulenza, networking e skill building.

Qui , qui qui alcuni web spot sulla precarietà e discriminazione di genere.

Qui invece un interessante video sugli stereotipi di genere.

Premio Afrodite 2010

Anche quest’anno l’Associazione Donne nell’Audiovisivo, ha festeggiato la professionalità femminile attraverso la cerimonia di assegnazione del Premio Afrodite. Il Premio nasce per celebrare le donne del mondo dello spettacolo che, con la loro arte hanno mostrato particolare attenzione alle tematiche femminili e hanno contribuito attivamente alla realizzazione di progetti di qualità.

L’evento è stato, tra gli altri, sponsorizzato dalla Lancia che per l’occasione ha presentato il nuovo modello Ypsilon Elle rigorosamente glamour come le star che ha accompagnato fino al pink carpet. Hanno sfilato tra gli innumerevoli flash dei fotografi, Margareth Madè, attrice rivelazione del film Baarìa (ad accompagnarla c’era il regista Giuseppe Tornatore), Mariagrazia Cucinotta, la bellissima Valeria Solarino con Isabella Ragonese, Monica Scattini, Giorgia Wurth, Barbara De Rossi, Micaela Ramazzotti, Nicole Grimaudo e tante altre celebrità più o meno conosciute.

La cerimonia è stata condotta dalla giornalista e presidente del Sindacato Nazionale Giornalisti Cinematografici, Laura Delli Colli e dal giornalista e sceneggiatore Andrea Purgatori, che hanno inaugurato la serata ricordando tutte le donne alle quali è negato il diritto di parola, come in Iran e in tutti quei paesi in cui la dittatura proibisce la diffusione del libero pensiero.

La prima donna a salire sul palco è stata Paola Comencini, scenografa, che ha giustamente rivendicato il diritto al riconoscimento dell’autorialità per i tecnici del cinema.
Hanno poi presenziato Emanuela Mascherini autrice del libro Memorie del cuscino e Giorgia Wurth che ha presentato il romanzo Tutta da rifare. Insieme a  Sarah Maestri (assente per tournée), che ha riscosso successo col romanzo autobiografico La bambina dai fiori di carta, è stata loro riconosciuta una menzione speciale per le proprie opere letterarie. Da questi romanzi probabilmente nasceranno nuove storie al femminile per il cinema italiano.

Migliori attrici Micaela Ramazzotti, che io ho tanto apprezzato nel film La prima cosa bella, Nicole Grimaudo per Mine Vaganti di Ferzan Ozpetek e Barbara De Rossi che ha “compresso” tutta la sua simpatia ed esuberanza in un corpicino rinnovato, quale personaggio televisivo dell’anno.

La bellissima, ma un po’ algida, Margareth Madè ha ritirato il premio Lancia Ypsilon Elle direttamente dalle mani di Tornatore che ha ricordato a tutti i presenti la qualità dei film candidati ai David di Donatello quest’anno – tra i quali c’è proprio la sua pellicola Baarìa (!!) – a dimostrazione del fatto che il cinema italiano non è fagocitato dalla crisi come vogliono farci credere. Il regista ha invitato i giornalisti ad abolire la domanda sulla crisi, ma piuttosto ha invitato tutti a vedere il bicchiere mezzo pieno per incoraggiarci a trovare insieme delle soluzioni da proporre anche a chi ci governa.
Tornatore non appartiene certo alla schiera di autori che hanno difficoltà a trovare i finanziamenti, ma sicuramente accetto il suo invito a vedere le cose da un altro punto di vista perché sono stanca a anche io di sentir parlare di crisi di linguaggi e di valori.

Io ritengo che il momento di paralisi che sta vivendo il cinema, così come la tv, non sia dovuto a una mancanza di idee, ma alla gestione che di queste idee si fa e a un sistema produttivo scorretto ed elitario che, immobilizzato dal timore del rischio, porta avanti dinamiche corrotte e sfugge dal tentativo di valorizzare il nuovo che avanza.

Ma fortunatamente ci sono progetti audaci che riescono a ricavarsi uno spazio nelle sale dimostrando tutta la loro dignità artistica, come Viola di mare che ha vinto il premio Afrodite film dell’anno. Viola di mare racconta la vittoria di un amore tutto al femminile, e a ricevere gli applausi sul palco un trionfo di femminilità, dalla regista Donatella Maiorca, alla produttrice Mariagrazia Cucinotta e le due splendide e bravissime attrici, Valeria Solarino e Isabella Ragonese.

La serata, dal risvolto forse troppo mondano e patinato ha purtroppo lasciato poco spazio alle parole e all’approfondimento delle tematiche sottostanti a un premio così importante e necessario per la nostra cultura, ma è comunque un passo importante per la valorizzazione della voce delle donne.

Mi auguro che il prossimo Premio Afrodite acquisisca sempre più importanza e la giusta visibilità che merita, affinché l’ intelletto colto, ironico e raffinato delle donne trovi finalmente la sua rilevanza in un posto che diritto gli appartiene e possa esprimersi in tutta la sua potenza creativa senza perdersi in esasperanti rivendicazioni.

Thank to Candy per le foto