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#GGDcamp, un nuovo format per le GGD Bologna

Le GGD Bologna hanno sperimentato un nuovo format per raccontare la diffusa Paura della Rete, un tema importante e un problema contingente, che ha bisogno di essere analizzato in tutte le sue sfumature per riuscire a capire quali possano essere gli interventi da attuare al fine di svelare la più elementare delle verità e cioè che la rete può essere innovazione, progresso ed emancipazione.

La tecnofobia è un disturbo che si fonda sulla paura del cambiamento sociale e che in ogni società ha delle spiegazioni endemiche e specifiche.
La rete fa paura perchè informa, perchè mette le verità, anche quelle più scomode, alla portata di tutti e ha una velocità di propagazione delle informazioni che non è controllabile

Tante voci fanno il pensiero critico e il pensiero critico porta al cambiamento.
I modelli di business (dell’industria editoriale, discografica, cinematografica, delle grandi aziende,dei governi, delle lobby…) non possono più esimersi dalla necessità di essere ridisegnati. Ma ecco che gli equilibri si scompaginano, i privilegi vengono a mancare e le certezze perdono di consistenza, nel bene e nel male.
La paura del confronto cancella il valore della condivisione e rallenta il naturale progressivo corso dell’umanità che, fortunatamente, ha ormai preso una direzione dalla quale non può più tornare indietro.

Programma ggdcamp

GGD Roma: una di loro!

Non è passato neanche un mese da quando le ragazze mi hanno chiesto di entrare a far parte dello staff e ora mi ritrovo piacevolmente immersa in mille cose da fare e organizzare. Tante idee, progetti, collaborazioni, tutti accomunati da un’unica missione: scambiare e promuovere contenuti relativi a tecnologia, informatica e nuovi media coniugati al femminile!

Sto parlando delle Girl Geek Dinners Roma! Donne entusiaste che cavalcano l’onda del cambiamento e usano la tecnologia per lavoro, per la vita privata e per tutti gli usi necessari a creare e a diffondere nuove idee e per ottenere una riconoscibilità all’interno di un ambiente prevalentemente maschile. Far parte del team GGD per me è un onore e un impegno a portare avanti con determinazione questa missione.

Ecco cosa ci piace fare: condivisione delle informazioni, networking, formazione riservata a donne desiderose di scoprire le novità dell’era digitale, dare voce alle realtà romane femminili che chiedono solo di essere valorizzate. Si parla di ecosostenibilità, imprenditoria femminile, marketing, social network, comunicazione 2.0 e tutto ciò che riguarda gli scenari futuri del mondo che cambia.

Il mio battesimo ufficiale è avvenuto venerdì scorso durante Ignite Italia dove in 20 slide e 5 minuti ho presentato le GGD Roma.

Adesso c’è solo da lavorare per la prossima GGD#5 il cui tema è donne ed imprenditoria nel sociale.

Ma prima ancora, partecipate con noi alla Race for the Cure!

Stay tuned!

More info: girlgeekdinners.com

Dragon Trainer e pillole di 3D

dragon trainerLunedì, grazie alle mitiche fanciulle della GGD ho assistito presso la Universal a un mini seminario sul 3d tenuto da Davide della Casa (founder di Screenweek) e alla proiezione del film d’animazione Dragon Trainer.

L’incontro ci ha raccontato che il cinema in 3d è costituito da immagini stereoscopiche (cioè con due punti di vista paralleli) che, attraverso l’uso di occhialini specifici, ricostruiscono l’illusione del 3d. Le  telecamere utilizzate per tali riprese sono dotate di due obiettivi paralleli a doppia esposizione. Le immagini poi vengono proiettate sullo stesso schermo.

I primi occhialini, quelli con una lente rossa e una ciano che filtravano ciascuna uno spettro di luce differente, appartengono all’immaginario iconografico degli anni ’50 e consentivano di vedere le immagini stampate attraverso la sovrapposizione di un filtro. La resa dei colori, però, è risultata scarsa sin dall’inizio decretandone l’insuccesso.

Poi arrivò il sistema a fotogrammi alternati, si proiettava cioè prima un frame per l’occhio sinistro e successivamente per l’occhio destro, con una velocità tale da rendere la continuità del movimento. Dall’evoluzione di questo concetto sono nati gli occhiali con otturatori LCD che non effettuano però alcun filtraggio. Nel frattempo Xpand in America sta investendo sulla tecnologia di questi occhiali anche in funzione dei nuovi televisori 3d,  anche se ancora non esiste un formato standard compatibile con tutti gli apparecchi.

Diverso è il discorso di Avatar per il quale le immagini sono state girate direttamente in 3d attraverso una telecamera brevettata da Cameron, la Fusion 3d, dotata di due obiettivi la cui distanza è la stessa che intercorre tra i nostri occhi. Pertanto è in grado di simulare perfettamente la visione umana.
Con l’utilizzo del software Simulcam, Cameron ha inoltre potuto monitorare al computer in tempo reale le riprese tramite il preview scenografico. Il Simulcam permette anche di avvalersi, attraverso la Performance Capture, dell’espressività reale degli attori (attrezzati di tute con raffinatissimi marcatori) per restituirla ai personaggi virtuali. Tutti i successivi perfezionamenti sono stati poi affidati alla C.G.I.

Dragon Triner si avvale invece della tecnica InTru 3d (nata dalla collaborazione tra Intel e Dreamworks) con una grafica di altissima qualità che viene pensata in 3d sin dalla nascita del progetto. Le immagini così fuoriescono letteralmente dai confini dello schermo per coinvolgerti e portarti dentro la storia.

E quando la favola ti trascina a tutta velocità tra i colori cangianti del cielo, sulle ali di un drago, allora senti realmente di appartenere alla storia e ti agiti e fremi insieme a Hic e al suo amico Sdentato. E piangi quando tutto sembra essere perduto, anche se dentro di te sai che è un cartone e che non può che concludersi con un happy end.

Dragon Trainer è la storia di un’amicizia che passa attraverso la scoperta dell’altro e che si fortifica nello scoprirsi simili, empatici come direbbe Rifkin.
La paura l’uno dell’altro li ha resi nemici e perciò, da sempre, i vichinghi sono uccisori di draghi e i draghi assaltano i vichinghi. Ma un giorno Hic scopre che anche il temibile drago ha paura, proprio come lui ed è tale paura che lo rende aggressivo.  Hic, il giovane vichingo, mette da parte il timore e decide di non trafiggere il drago, ma anzi lo libera, e il contatto prende il posto della paura e dà vita a una solidarietà prima d’ora inimmaginabile.
Una favola allegorica del rapporto col diverso che rivela un eroe (in principio fu Shrek) non più patinato, che non veste il suo corpo perfetto di bellezza, forza e vigore, ma trova il suo eroismo nell’ingegno e nei forti ideali di condivisione.
Il progresso si nutre di rivoluzioni tecnologiche e scorre attraverso i cieli di una rivoluzione emotiva.