Animazione e Oscar 2010

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E dopo aver recuperato Logorma, ecco qui di seguito gli altri corti d’animazione che si sono contesi la statuetta del 2010.

Franch Roast di Fabrice Joubert

A matter of Loaf and Death Wallace and Gromit di Nick Park

Granny O’Grimm’s Sleeping Beauty scritto da Kathleen O’Rourke e diretto da Nicky Phelan

The Lady and The Reaper (La dama y la muerte), diretto e scritto da Javier Recio Gracia

LOGORAMA – Oscar miglior corto d’animazione 2010

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Mr__McDonald_by_ginorobertoAl di là dei confini del product placement, il mondo brandizzato annegherà in un mare nero come il petrolio!

Ma il super cattivo è e sarà sempre lui.

UPDATE: ecco il link dove ancora si riesce a vedere!!!

The New Tenants, Oscar miglior cortometraggio 2010

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Era l’ultimo, ma solo per caso, della mia lista.  E invece…

L’Oscar per il miglior cortometraggio del 2010 va a The New Tenants di Joachim Back.

Io non ho ancora avuto modo di vederlo, perciò per ora accontentiamoci della recensione di Vanity Fair.

Joachim Back ha un suo sito dove potete trovare i suoi più famosi commercial.

Il miglior Cortometraggio del 2010 è…

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Loogix.com. Animated avatars. Recursion24 carati di purezza, aitante e nerboruto nei suoi 35 centimetri, Mr. Oscar è già pronto per essere protagonista assoluto della cerimonia che si terrà al Kodak Theatre di Los Angeles il 7 marzo.

Bazzicando per la rete si ritrovano le notizie più disparate, dalla novità delle 10 nomination per il miglior film, alla maliziosa attesa del confronto Bigelow/Cameron.

Ma poco si trova in merito ai cortometraggi che, ahimè, poca distribuzione troveranno poi nelle sale. E così ho fatto una mia piccola ricerca.
Ecco i risultati:

Nomination per il miglior cortometraggio 2010:

THE DOOR”  di Juanita Wilson e James Flynn. (trailer)
Un padre e una figlia nella Černobyl del 1986 si ritrovano coinvolti nel più grande disastro ambientale che la storia ricordi, l’esplosione del reattore della centrale nucleare.
Diretto da una regista irlandese Juanita Wilson e prodotto dalla Octagon Films.

INSTEAD OF ABRACADABRA” di Patrik Eklund e Mathias Fjellström. (trailer)
Tomas  vive ancora con i genitori e sogna di diventare un mago. Il padre spera che il ragazzo si decida a trovare un lavoro serio. Ma alla festa di compleanno del genitore, Tomas dà sfogo alle sue bizzarre arti magiche.
Diretto da Patrik Eklund e prodotto dalla svedese Direktörn & Fabrikörn.

KAVI” di Gregg Helvey (trailer)
Kavi è un ragazzino indiano costretto a lavorare in condizioni di schiavitù.
Il film vuole sensibilizzare l’opinione pubblica denunciando l’ingiustizia subita da milioni di persone nel mondo che ancora oggi sono ridotte in schiavitù.
Scritto, diretto e prodotto da Gregg Helvey.
Ulteriori informazioni sul progetto nel sito kavithemovie.com

MIRACLE FISH” di Luke Doolan e Drew Bailey (cortometraggio intero!)
Joe è un bambino di 8 anni triste solitario. Durante il giorno del suo compleanno viene deriso dai compagni di scuola. Il bimbo si rifugia in un angolino del cortile e affida i suoi sogni a un “pesciolino miracoloso”. Il sogno sembra avverarsi…
Scritto e diretto da Luke Doolan, il film è finanziato dalla Qoob Factory e prodotto da Druid films, Blue-Tongue Films e Screen Australia.
Ulteriori informazioni sul progetto nel sito miraclefishmovie.com

THE NEW TENANTS” di Joachim Back e Tivi Magnusson (trailer)
Il film è un  dark satirico divertente, pauroso e inaspettatamente romantico che mette insieme 3 uomini: un vicino curioso, uno spacciatore di droga e un marito, legati da un desiderio di vendetta.
Diretto da Joachim Back e prodotto dalla danese M&M Production.

Sperando che l’anno prossimo ce ne sia uno italiano, che vinca il migliore!

Universi artistici al Palazzo delle Esposizioni di Roma

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Calder_GlassFish_1955 (1)Il più bel regalo che ho ricevuto quest’anno per Natale è stata la MyPdE Card, l’abbonamento individuale che permette di accedere gratuitamente per un anno a tutte le iniziative culturali del Palazzo delle Esposizioni e delle Scuderie del Quirinale.

E così capita di scoprire artisti e retrospettive per le quali difficilmente avresti investito tempo e denaro, un po’ per pigrizia, un po’ per ignoranza…

Io, per esempio, ignoravo chi fosse Alexander Calder.

Il Palazzo delle Esposizioni ospita fino al 14 febbraio la mostra di Alexander Calder (1898-1976), artista americano che ha attraversato l’arte cinetica proponendo forme d’arte dinamica nelle sue sculture. Sono nati così i mobiles sculture mobili sospese nell’aria o anche semplicemente piantate per terra che restituiscono l’idea dello spazio, del movimento, del vento che le solletica lasciandole oscillare infinitamente.

Non hanno significato queste forme, sono e basta, esistono perché sono belle, non hanno alcun messaggio intrinseco da comunicare se non il puro piacere di fluttuare nell’aria, dell’essere forme interattive e in equilibrio nell’universo circostante.

E svela l’universo e le sue mutevoli forme la rassegna Astri e particelle. Le parole dell’Universo sempre negli spazi del Palazzo delle Esposizioni. La mostra racconta i grandi esperimenti e i grandi uomini e le grandi donne che compiono studi sugli straordinari fenomeni che riguardano i misteri del cosmo e nell’umanità.

La linea che divide la scienza e la spiritualità è sempre più sottile!

Il sito  www.astrieparticelle.it offre la possibilità di immergersi nella mostra attraverso un suggestivo tour guidato che vi consiglio vivamente.

Created by: il suicidio della tv generalista

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created-by-macchina-da-scrivereCon 43 mila presenze si chiude la terza edizione del Roma Fiction Fest che ha decretato i Buddenbroocks il miglior tv movie della stagione. Ma la lista dei premi e dei vincitori è molto lunga.
Non sono mancate le polemiche e le rivendicazioni da parte degli artisti, in particolar modo l’iniziativa di Pierfrancesco Favino (premiato come miglior attore per Pane e Libertà) che, con garbo,  ha lasciato il premio sul palco dichiarando «Accetto il premio con gioia ma lo lascio qui. Tornerò a prenderlo quando saranno reintegrati le risorse per il Fondo Unico per lo Spettacolo». Tale gesto è stato anche ripetuto da altri suoi colleghi.

Ma al di là dei riflettori mondani e cerimoniosi, mi preme dare rilievo al convegno promosso dalla SACT, dal titolo: Created by- il ruolo dello showrunner nella produzione seriale americana ed europea, moderato con competenza e ironia da Marco Spagnoli.
Senza voler entrare nel cuore del dibattito, di cui hanno già scritto l‘uffico stampa del Fiction Fest e il blog SACT, posso ben dire che il progetto Created by è molto ambizioso e degno di stima ed entusiasmo, ma attorno ad esso c’è una gran confusione. E’ emerso da alcuni interventi degli stessi sceneggiatori (categoria che mi preme comunque tutelare) che non hanno la minima idea di cosa sia un processo produttivo di serialità e lo hanno dimostrato rivendicando un potere di controllo sullo sviluppo del processo, al fine di tutelarne esclusivamente l’identità. Ma l’identità non è necessariamente qualità!
Mi sembra che qui ci sia un conflitto di rivendicazione di potere e non una sana ambizione di garanzia di qualità.
La qualità parte dall’idea e si sviluppa in un continuo lavoro di squadra che porta alla messa in scena del prodotto, a tutela del quale deve esistere una figura professionale, che può essere anche uno sceneggiatore, ma che deve necessariamente avere competenze di regia e produzione. Non a caso tale figura viene chiamata Produttore Creativo.

Pertanto, è certamente un segnale forte la volontà di cambiare l’avvilente status quo in cui è costretta la fiction italiana attraverso l’idea di promuovere percorsi formativi per tale figura. Ma finchè la televisione generalista, che deve pur sempre fare i conti con lo share e la vendita degli spazi pubblicitari, continuerà a investire nel vecchio, nel già visto, allontanando da sè ogni sfida al cambiamento e alla sperimentazione, la fiction italiana di qualità, che esiste e può continuare a evolvere, rimarrà un prodotto di nicchia, condannando il pubblico generalista all’inebetimento cerebrale.

La televisione generalista, per delle ragioni a me sconosciute, si ostina a negare l’esigenza di innovazione che lo stesso pubblico in fuga chiede a gran voce. Il fattore rischio è molto più basso di quanto si possa immaginare e lo dimostra il successo che le serie straniere continuano ad avere nel nostro paese. La domanda c’è, basta saperla ascoltare e accoglierla attraverso lo sviluppo di nuove idee di cui, la televisione, ha il dovere di farsi promotore, per il bene di se stessa e della nostra società.
La televisione generalista è sull’orlo del suicidio, ma ancora non lo sa.

Giuseppe Cederna, Ramachandran e i frammenti del Sé

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giuseppecedernaGiuseppe Cederna è un attore che ho scoperto anni fa nella pellicola di Andrea Barzini Italia Germania 4 a 3 e ho continuato a stimarlo nel film premio Oscar Mediterraneo.
Giuseppe Cederna è un attore e anche scrittore e ultimamente ricorre spesso nei miei pensieri, così, improvvisamente e senza ragione alcuna e ciò accade in momenti apparentemente incongruenti tra di loro. Il suo reading alla Fiera del Libro non poteva che essere un incontro predestinato, e mi basta sentire questo per non pormi ulteriori domande a riguardo. Scelgo, in altre parole, di accettare incondizionatamente questo dono.
Il reading dal titolo La donna che morì dal ridere, ovvero i misteri del  Sé, si annunciava come un viaggio alla scoperta del legame che unisce la scienza all’arte e come tale non poteva non suscitarmi un forte coinvolgimento, ulteriormente amplificato dalla presenza del grande attore che da troppo tempo ormai appare in piccoli frammenti della mia vita.
Una volta seduta nella Sala Azzurra del Lingotto ho scoperto che quel titolo altro non è che uno dei capolavori del medico neurologo V.S. Ramachandran che riporta alcuni bizzarri casi clinici di pazienti che riferivano assurde e immaginarie sintomatologie in merito a reali patologie. Come per esempio un atleta che ha perso il braccio ma che continua a percepirlo dolorante, o ancora il giovane Arthur che, in seguito a un fatale incidente stradale, si convince che i genitori siano stati sostituiti da replicanti, e ancora il caso del vignettista, divenuto cieco progressivamente e vittima di allucinazioni surrogate della realtà. Questi e altri celebri casi diventano il punto di partenza della dell’indagine di Ramachandran su quei meccanismi del cervello umano che determinano comportamenti irrazionali, stati d’animo incongruenti e percezioni alterate. Secondo Ramachandran questi studi possono colmare l’abisso che c’è tra la cultura scientifica e quella umanistica, tra l’immagine che abbiamo di noi stessi e quella che gli altri hanno di noi. Questo gap è determinato dai diversi ruoli giocati dagli emisferi cerebrali, per cui in quello sinistro risiede un sistema di credenze che determinano una sorta di equilibrio del Sé, ma nel momento in cui l’emisfero destro rivela delle anomalie (le patologie), può succedere che il sinistro prenda il sopravvento ignorando il problema o stravolgendo totalmente la realtà delle cose esterne. Ed ecco che si verificano tutti quei meccanismi di difesa che vanno dalla rimozione alla negazione, fino alle forme estreme di autoinganno (anosognosia). Pertanto la consapevolezza del sé e della propria identità vengono totalmente alterate e l’immagine che si ha di sé non corrisponde a quella che si mostra all’esterno.

Ora, che cosa centra tutto ciò con il rapporto tra scienza e arte?
L’arte altro non è che una ricerca dell’unità del sé frammentato nella realtà esterna. Da questo viaggio in cui si tenta di raccogliere le briciole sparse dell’Io, nascono mirabili poesie, pitture, romanzi e tutte le grandi forme d’arte possibili. L’arte è il misterioso racconto dell’Io attraverso la narrazione, i colori e le forme.

Ecco perché i grandi artisti, mediante la loro capacità profonda di essere in contatto con se stessi, hanno intuito alcuni dei più grandi meccanismi cerebrali. Di questo parla il giovane ricercatore Jonah Lehrer che ha celebrato il sodalizio tra arte e scienza nel suo illustre saggio Proust era un neuro scienziato. In esso riprende le parole di Proust che descrive il sapore e l’odore di una  madeleine e i ricordi d’infanzia che tali sensi lasciano affiorare alla memoria. Questo racconto è un’anticipazione della scoperta del legame tra connessioni cerebrali e percezioni sensoriali, nello specifico tra i sensi (gusto e olfatto) e l’ippocampo, sede della memoria a lungo termine.

Pertanto, tutto ciò che afferisce al Sé è frammentato nell’esteriorità delle esperienze, per cui la nostra verità parte dal caos esterno, dai frammenti di sensazioni, esperienze e ricordi e si ricompone al’interno della nostra coscienza dando forma al Sé.
Virginia Woolf, scrittrice dalla vita tormenta, si dedicò totalmente alla narrazione attraverso l’abbandono al flusso di coscienza, segnale questo dei tempi in cui visse, che videro sostituirsi alle certezze del positivismo, la relatività di alcune scoperte in ambito medico e scientifico (Einstein, Freud…) che rivelarono la presenza di un mondo interiore all’essere umano che in qualche modo era strettamente legato a quello esteriore. Ed è proprio osservando le infinite trasformazioni della realtà, accompagnate dal continuo fluire del tempo, che si può intervenire fissando il momento, quel momento, in quel luogo, che rivela i frammenti di un Sé in cerca di identità. E, ponendo la giusta attenzione, si può rintracciare la continuità tra i singoli momenti nello scorrere caotico degli eventi, fino a raggiungere finalmente la coerenza del Sé che definisce l’identità della persona.

L’Io è la nostra opera d’arte di cui solo noi stessi siamo responsabili. Se non ci fosse l’Io saremmo solo una massa di personaggi in cerca di autore.

Suggerisco a me stessa e a chi ha avuto la pazienza di arrivare fino alla fine di questo lungo post, le seguenti letture: L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello di Oliver Sacks, La donna che morì dal ridere di V.S.Ramachandran e Proust era un neuroscienziato di Jonah Lehrer.

Ringrazio con affetto Giuseppe Cederna, (con il quale ho sentito l’incontenibile esigenza di cercare un contatto fisico attraverso un’emozionante stretta di mano), per aver fermato in quel momento e in quel luogo un grande frammento di me e di avergli dato forma e colori attraverso le sue parole ricche di incanto, suggestione e verità.

NonsoloLitCamp 2009

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bicerinQuando ho messo piede all’interno del Circolo dei Lettori di Torino, la sontuosità dell’atrio di Palazzo Graneri della Roccia, mi ha un po’ intimidito. Ma in fondo c’era da aspettarselo da una delle città più aristocratiche d’Italia.  Timidamente, scalino dopo scalino, ho raggiunto la Sala Grande nel momento in cui il gruppo anobiitorino raccontava della propria esperienza sociale al di fuori della rete e di come aNobii, da semplice social network di catalogazione libri, sia diventato un valido esperimento di condivisione di passione letteraria e strumento democratico del giudizio. Al di là delle critiche istituzionalizzate, finalmente uno spazio per dar voce ai lettori, perchè i libri appartengono a chi legge e non a chi scrive!
Sempre sulla stessa linea, che avvalora il punto di vista del lettore, si è sviluppato l’intervento di Matteo Bianchi che ha sostenuto con fermezza l’idea che la scrittura stia mutando da atto individuale ad atto sociale, soprattutto grazie al web che permette agli esordienti di avere un valido riscontro nel feed back del lettore sconosciuto.
Una dura accusa contro la critica letteraria tradizionale è stata lanciata anche da Adriano Barone.
La rete ormai è il libero spazio di promozione di se stessi e di questa forza ne hanno fatto un progetto il poeta Tiziano Fratus, lo scrittore e giornalista Vanni Santoni, che ha ricordato l’esperienza del S.I.C., e gli autori di Yabooksbeta, una comunity di lettori e scrittori che propone un nuovo modello di mercato che produca  e distribuisca cultura fino alla realizzazione di una nuova casa editrice e librerie sparse per il territorio italiano.
In tale contesto si inserisce perfettamente il progetto BlogMagazine rivista elettronica gratuita scritta da blogger che ha anche una sua edizione cartacea al fine di “evangelizzare” coloro che hanno poca familiarità con la lettura dei blog.
E se non si fa che parlare di scrittura creativa, i ragazzi di Finzioni invece pongono l’accento sulla lettura creativa e sulla necessaria e inventiva circolazione delle idee che legano l’un l’altro i libri nel meravigliso universo dell’immaginzaione.

Una delle iniziative più interessanti del LitCamp è stata senz’altro il tour della Torino Letteraria: dal cuore della città, Piazza Castello, sede di Palazzo Madama, a Palazzo Carignano, da Via Pietro Micca a Piazza San Carlo, dal Museo Egizio alla Galleria Subalpina, passando per il caffè Baratti alle cui Dame Golose dedicò una poesia Guido Gozzano. E in questa elegante città vissero Edmondo De Amicis che le dedicò il romanzo La Carrozza di tutti, Vittorio Alfieri il cui busto è ospitato al Teatro Carignano, Nietzsche che qui scrisse Ecce Homo poco prima di abbandonarsi alla follia (è in piazza Carignano che abbracciò un cavallo in preda a un pianto convulso).  E poi ancora Salgari, Calvino, Fruttero & Lucentini, fino al grande Pavese che decise di abbandonare la vita proprio qui a Torino, nell’agosto del 1950, in una camera dell’Albergo Roma.
E mentre passeggiavo tra le vie di questa città profumata di letteratura, chiacchieravo amabilmente con Roberto di Bra, patria dello slow food, di buon cibo, della mitica fiera del formaggio, ma anche di cinema, tv, fantascienza, sceneggiature, blog e e-books. E lo ringrazio infinitamente per il regalo mangereccio che mi ha lasciato allo stand della Simplicissimus e che ritirerò stasera.
Grazie tantissimissime anche a  Gabriele, che, senza conoscermi, mi ha accolto con tanta gentilezza al LitCamp e mi ha suggerito diversi posti interessanti di Torino da visitare e soprattutto mi ha indicato dove gustare il vero bicerin torinese.

to be continued

Torino, letture e quant’altro

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fiera-del-libroTorino, seppur ammantata da un cielo cupo e tenebroso, ha salutato con aristocratica cordialità il nostro arrivo nel primo pomeriggio di ieri.
Dopo una breve sosta in albergo, io e il maritozzo ci siamo catapultati in Fiera. Ad attenderlo, allo stand della Simplicissimus, un considerevole numero di fan di e-book , ansiosi di chiarimenti e illuminazioni sulla nuova rivoluzione tecnologica che mi auguro coinvolga al più presto e in maniera considerevole, il mondo dell’editoria (tiro l’acqua al mio mulino ;) ).
Recuperato il programma della Fiera del Libro, ho preso coscienza degli innumerevoli eventi, reading, presentazioni, concerti e spettacoli che avranno vita nei prossimi giorni. E adesso, come faccio a scegliere? Non ho altra scelta che farmi guidare dall’istinto. La mia passione per i misteri d’Italia mi ha condotto alla presentazione del libro di Ugo Barbara, giornalista e scrittore palermitano, In terra consacrata, un romanzo definito thriller sociopolitico che, partendo dal caso della sparizione di Emanuela Orlandi, ripercorre la vicenda storica tra verità e finzione arrivando a individuare anche una soluzione a uno dei più grandi misteri di Italia che implica le verità a tutti note, ma indimostrabili, che coinvolsero le alte sfere vaticane, la banda della Magliana, il caso Calvi e la figura ambigua di Renatino De Pedis, boss della mala romana, seppellito nella Basilica di Sant’Apollinare a Roma.
“Un libro che non si riesce a smettere di leggere” ha detto Bruno Gambarotta. Qualcosa mi dice che c’è da fidarsi.
Ma il lungo pomeriggio tra gli stand era appena cominciato e così, girovagando qua e là alla ricerca di situazioni interessanti, mi sono ritrovata nello Spazio RAI al momento del programma radiofonico Fahreneit. Guarnite dalle note mediterranee del gruppo musicale Zina, le poesie di Olga Sedakova ammaliavano il nutrito gruppo di astanti. Io, ahimè, ho una sensibilità poco avvezza a tale genere letterario e me ne rammarico alquanto, perciò ho abbandonato la postazione per ritornare al Caffè Letterario, dove un vivace dibattito politico ha attirato la mia attenzione. L’occasione riguardava la presentazione del libro Flop di Giuseppe Salvaggiulo “Un appassionato e amaro racconto di errori, di occasioni mancate, di false partenze che hanno caratterizzato la parabola e la crisi politica del partito.” A tale dibattito ha presenziato il sindaco di Torino Sergio Chiamparino il quale, in evidente difficoltà, ha risposto all’accusa del mancato ricambio generazionale del PD, rivendicando la necessità di nuovi spazi politici che sostituiscano le vecchie sedi di partito, dove le nuove generazioni possano farsi spazio attraverso la battaglia politica sul campo. Ha totalmente evaso l’importanza, seppur segnalata da Salvaggiulo, della presenza del partito sulla rete, che rappresenta oggi il reale spazio in cui avvengono i grandi dibattiti relativi ai valori e agli ideali che da sempre aderiscono alla cultura della sinistra, come l’ambiente, le politiche del lavoro, la salute e i diritti civili.
Chiamparino ha inoltre riproposto il suo punto di vista in merito alla questione dell’immigrazione, schiaffeggiando la politica dell’accoglienza a favore della difesa dei confini italiani e delle frontiere blindante e in conclusione ha sconfessato la sua presunta scalata alla segretaria del partito, ribadendo la sua volontà di rimanere primo cittadino di Torino.
Dopo tanto, troppo politichese necessitavo di una pausa burlesca o quanto meno spensierata. Ho dato un’occhiata al programma e mi sono detta: ma sì, famose du risate. All’uscita della sala gialla, una folla assatanata di giovani e giovani che un tempo lo furono, si accalcava sulle transenne che li separavano da uno dei miti della musica italiana, il sempre più restaurato Claudio Baglioni che presentava il suo libro Q.P.G.A., inno all’amore adolescenziale acronimicizzato che, da ormai troppo tempo, affabula i Mocci(a)osi di tutta Italia. Troppo entusiasmo per le mie ormai stanche membra che necessitavano di un’ indefinibile esigenza che ha trovato la sua dimensione nell’incontro con l’ironia dissacrante di Flavio Oreglio, reso celebre dalle sue poesie catartiche, che presentava l’ultima fatica letteraria dal titolo All’appello mancano anche i presenti, da cui ha letto alcuni aforismi spassosi e irriverenti.
La giornata volgeva al termine e non poteva chiudersi meglio. La presentazione del libro Il sogno e l’approdo, racconti di stranieri in Sicilia, è stata veramente toccante. Due dei sei autori, Giosuè Calaciura e Davide Camarrone hanno raccontato il tema dell’immigrazione con eleganza e delicatezza, anche quando la violenza e la sofferenza prende il sopravvento sulle povere anime che vagano nel mare alla conquista di un sogno che spesso ha semplicemente il nome della sopravvivenza. Questi racconti sono nati nell’ambito del progetto “Scenario Mediterraneo” e sono diventati tre spettacoli teatrali interpretati da Alessandro Haber e Caterina De Regibus che mi hanno coinvolto emozionato e incantato.
Finisce così la mia prima giornata alla Fiera del Libro 2009.

Agrodolce, una realtà bistrattata

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n85454751758_9346Agrodolce, la nuova realtà audiovisiva siciliana, rischia seriamente la chiusura.

La Regione Siciliana non ha infatti rinnovato la convenzione.  L’assessore Antonello Antinoro ha motivato la scelta dicendo: «Non sono chiari i ritorni d’immagine che giustificano un intervento finanziario di tale portata».
Dietro queste parole credo si nasconda tutta la macchinosità delle intromissioni politiche in un progetto in cui è stato investito un grosso capitale che frutta notevoli interessi. Cui prodest? E’  forse questo quello che deve ancora essere chiarito?
Nel frattempo, mentre le  inutili chiacchiere politichesi dilatano i tempi a dismisura,  centinaia e centinaia di lavoratori, in gran parte siciliani, che hanno potuto assaporare il piacere di lavorare nella propria terra, si ritrovano a casa da mesi e stentano ad arrendersi all’idea di dover nuovamente andar via per trovare nuove possibilità altrove.
Al di là di ogni sterile polemica relativa alla qualità del prodotto, io, “romana” , dal di dentro, dopo aver trascorso più di anno a dare tutta me stessa a questo progetto, so quanti e quali sacrifici ci sono dietro al lavoro di tantissime persone e le difficili condizioni in cui spesso ci siamo trovati a girare.  Sono orgogliosa di aver contribuito alla realizzazione di un prodotto di tutto rispetto, che ha trovato la sua dignità nei continui miglioramenti avvalorati dal sempre crescente aumento negli ascolti.
Agrodolce rientra perfettamente nei canoni della soap opera e si distingue dalla altre per la bellezza delle location che fanno da sfondo ai personaggi e alle loro storie. Ed è come tale che va giudicata. Basta inconsistenti paragoni con fiction del calibro di Montalbano, che fanno parte di un codice narrativo e drammaturgico totalmente differente e che dispongono di mezzi incomparabili.
Prendete Agrodolce per quello che è, come l’inizio di un decoroso progetto da cui ne potranno nascere altri, forse migliori o forse no. Non tagliate le gambe a una macchina che può portare solo vantaggi a una terra così ricca e rigogliosa, spesso ricordata più per i suoi difetti che per i suoi innumerevoli pregi. Lasciate vivere Agrodolce e la speranza di un futuro migliore per tantissime persone.

Oggi, alle ore 11, presso i Candelai a Palermo ci sarà una conferenza stampa del cast artistico e tecnico.

Diretta su C6.tv