La Voce Verde delle Donne al Forum della Comunicazione

Ieri ho partecipato alla sezione di Ignite al Forum della Comunicazione e ho presentato La voce verde delle donne.
Ultimamente mi sto occupando di tematiche di genere legate al mondo del lavoro e tra una ricerca e l’altra mi sono persa spesse volte nella selva oscura degli stereotipi e, soprattutto, dei miti e delle leggende legati a presunte abilità dell’uno o dell’altro genere.
Nel tentativo di liberarmi di queste macchinose informazioni, mi sono sempre ritrovata al punto di partenza: gli uomini vengono da Marte e le donne da Venere.
E allora ho pensato: e se fosse proprio questo il valore aggiunto? Perchè è vero che gli uomini e le donne pensano diversamente e si comportano diversamente, ma hanno una cosa che li accomuna al di là di ogni differenza:  vivono entrambi sul Pianeta Terra ed è interesse di entrambi preservarne l’equilibrio.
Come? Collaborando! Perché, soprattutto nella società della conoscenza la formula vincente è meno competizione e più collaborazione tra i generi.

Le voci delle donne, però, spesso si confondono nel cinguettìo baritonale maschile e faticano quindi a farsi sentire. Ecco perchè recentemente mi sono soffermata ad ascoltarle con più attenzione.
La prima voce verde che ho incontrato è stata quella di Rachel Carson, biologa e zoologa statunitense scomparsa nel 1962, che ha studiato gli effetti dei pesticidi sulla catena alimentare dando il via al movimento ambientalista che lentamente ha conquistato anche il mercato del lavoro.

Ad oggi il mercato del lavoro ambientale valorizza le donne, (siamo passati dal 12,7% del 1993 al 25,5% del 2008) ma io non credo che la sostenibilità sia in assoluto più femminile che maschile, credo semplicemente che le donne abbiano tendenzialmente un atteggiamento più sistematico  rispetto a quello più “ardito” maschile.
Proprio dall’integrazione di questi due approcci possono nascere politiche economiche sostenibili efficienti che favoriscono la “transizione da un’economia di prodotto a un’economia di sistema […] che  valorizzi il territorio e la collaborazione tra i diversi interlocutori in gioco”.Grazie a queste collaborazioni sul territorio italiano sono nate piccole e importanti realtà imprenditoriali, soprattutto femminili, come la Bensos, Made in Carcere, GreenMe, Zolle, Novamont.
Queste, però,  sono realtà specificamente green, tuttavia la sostenibilità è diventata ormai una priorità strategica tutte di le aziende.
Purtroppo non esiste alcun metodo di valutazione standard che possa dare una previsione dei risultati per stimare gli investimenti in sostenibilità e i CEO si ritrovano stretti tra prospettive ecosostenbili a lungo termine e l’urgenza di riscontri finanziari a breve termine.
Ecco perchè è nata al figura del  CSO (Chief Sustainability Officer) che suggerisce al CEO gli interventi sostenibili che consentono di rimanere competitivi sul mercato secondo obiettivi specifici, quello del Green New Deal, una rivoluzione economica e sociale che supera la politica del “poi si vedrà” e valuta i rischi immediati e futuri delle azioni intraprese.
Spesso, infatti, le iniziative economiche imprenditoriali non considerano i rischi e agiscono per eccesso di fiducia basandosi sull’errato principio dell’inesauribilità di Madre Natura, senza prendere in considerazione la possibilità del fallimento.

Nel suo intervento dello scorso anno alla prima TEDWomen Conference, Naomi Kline racconta che il precedente amministratore delegato della BP aveva una targa sulla sua scrivania con questa scritta: di cosa saresti capace se sapessi che non puoi sbagliare. E le conseguenze di questo atteggiamento sono tristemente note.
Ecco perché una strategia imprenditoriale sostenibile deve naturalmente considerare i rischi e intraprendere iniziative concrete che vadano ben oltre lo sfruttamento di tematiche ambientali solo per darsi un’immagine di responsabilità sociale. E’ un fenomeno purtroppo comune che si chiama Greenwashing .
La creazione di una brand reputation efficace passa attraverso l’adesione a un valore etico condiviso che offra al mercato soluzioni sostenibili e a basso impatto ambientale. Prendersi cura dell’ambiente non solo esterno ma anche interno all’azienda stessa attira risorse umane qualificate, migliora il clima aziendale e aumenta la produttività.

Questo assunto appare così elementare e di facile applicazione, ma purtroppo siamo ancora lontani dalla realizzazione di un valore sostenibile condiviso. Eppure la risposta è di fronte a noi, è intrinseca all’armonia stessa della Natura che ci mette a disposizione le risorse rigenerabili per crescere ed evolvere come società civile e moderna.
Ecco perchè quando si parla di innovazione non si può non parlare di sostenibilità. Sono idee che nascono l’una dentro l’altra e si rigenereano l’una dentro l’altra attorno alla parole chiave Collaborazione.
E la Collaborazione è parente stretta della Partecipazione, la libertà di poter costruire un mondo migliore. Ricordiamocene il 12 e il 13 giugno prossimi.

 

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