Un piccolo capolavoro al Roma Fiction Fest: Treme

David Simon è sceneggiatore di The Wire, racconto critico e pessimista sulla dura realtà della metropoli americana di Baltimora i cui protagonisti, si intrecciano con la ferocia criminale, il traffico di droga e la corruzione dilagante.

David Simon preferisce le narrazioni crude, realistiche e corali, esattamente come fa in Treme, serie tv che prende il nome dal quartiere di New Orleans che ha ospitato i più grandi jazzisti della città.

Tra il 29 e il 31 agosto 2005, l’uragano Katrina, fenomeno atmosferico largamente sottovalutato, sfondò gli argini risaputamente deboli e insufficienti del Mississipi, sommergendo buona parte della città.

Treme racconta la vita di coloro che hanno deciso di non lasciare la città allo sfacelo e all’ abbandono a cui la condannò l’amministrazione Bush, incapace di correre in soccorso dei suoi cittadini nella gestione della catastrofe provocata dall’uragano.

Ognuno, a modo suo, cerca una ragione per andare avanti nel post-Katrina.

Creighton Bernette, scrittore benestante, intepretato dall’ingombrante (sia nella mole che nella veemenza con cui rivendica i diritti della sua gente) John Goodman, esprime apertamente e con foga davanti alle telecamere tutta la sua rabbia contro le istituzioni assenti.

La moglie di Cray, Toni, avvocato, cerca di portare a suo modo un po’ di giustizia tra i sopravvissuti; Ladonna proprietaria di un bar nel cuore di New Orleans, è determinata a ritrovare il fratello, prima detenuto e poi disperso dell’O.P.P. (Orleans Parish Prison). Ma deve scontrarsi con la burocrazia e l’omertà dei vertici dell’O.P.P. che decise di tenere rinchiusi i detenuti durante l’uragano.
E poi c’è la cuoca Janette che lotta per mantenere il suo ristorante o Davis che intraprende la sua lotta politica a suon di rime musicali.

La gente ha voglia di riprendersi, la propria vita, la propria musica, le proprie tradizioni. Come  i festeggiamenti del carnevale, con le parate degli Indiani pellerossa del Mardi Gras, il cui capo Big Chief si ribella al governo che blocca il piano di ricostruzione delle case agibili, occupando il suo vecchio bar.

Ognuno, insomma, esprime il proprio dissenso: chi suonando, chi mantenendo aperta la propria attività, ciascuno sfoderando il sublime talento della sussistenza, senza rinunciare ai propri sogni e ai propri diritti nella lotta quotidiana per la sopravvivenza. Destino comune che li riunisce nel trionfo di colori e musica dei festeggiamenti del Carnevale.


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