Invictus

I grandi avvenimenti sportivi sono gli unici momenti in cui il mondo sembra fermarsi per perdersi nel sogno della vittoria.
Sta accadendo in questi giorni con la Coppa del Mondo che si sta disputando in Sudafrica e avvenne 15 anni fa proprio nello stesso Paese in occasione dei Mondiali di Rugby che rappresentarono una svolta importante nella storia della Repubblica Sudafricana.
John Carlin lo ha raccontato nel suo romanzo “The Human Factor: Nelson Mandela and the Game that Changed the World“, Clint Eastwood ce l’ho regalato attraverso le immagini del film Invictus con la sopraffina interpretazione di Morgan Freeman (Nelson Mandela) e Matt Damon (François Pienaar).
L’11 febbraio 1990 dopo ventisette anni, centottantanove giorni e 15 ore il leader storico dell’ANC (African National Congress) Nelson Mandela lascia la cella 46664 del carcere di Robben Island.

Quel giorno le aspirazioni della popolazione nera del Sudafrica assunse i colori della speranza, i bianchi (gli Afrikaner) invece, cominciarono ad avere paura.

Un corteo di auto scivola lungo la strada dove i bambini di colore corrono attraverso la loro miseria, si aggrappano alla rete e acclamano a squarciagola Mandela. Nelle inappuntabili casette degli Afrikaner si diffonde il timore per la perdita dei propri privilegi e il terrore della rabbia di quel popolo represso e umiliato da anni di apartheid.
Madiba, titolo onorifico con cui viene rispettosamente chiamato Mandela, dal nome del clan cui appartiene, è pienamente consapevole della tensione sociale in cui affoga il suo Paese, dilaniato dallo sfacelo delle lotte interne per la rivendicazione dei diritti sociali. Il Sudafrica si è tinto dei colori dell’ orrore e della violenza per troppi decenni e il 10 maggio 1994 Mandela “dipinge” il suo governo coi colori dell’unità nazionale: nasce l’era della Rainbow Nation.

Abbiamo bisogno di superare le nostre aspettative per costruire la nostra nazione, abbiamo bisogno dell’ispirazione” racconta Mandela François Pienaar, il capitano della nazionale di rugby, gli Springboks.
E questa ispirazione diventa tangibile non attraverso discorsi ufficiali e complesse strategie politiche, ma offrendo il sogno della vittoria e del trionfo. Gli chiede, in altre parole, di vincere dal Coppa del Mondo.
La squadra, fortemente sostenuta dagli Afrikaner, ma non dai cittadini sudafricani di colore, ha da sempre rappresentato il vessillo dell’odio razziale e per tale ragione era stata bandita dai campi di tutto il mondo. Ma nel 1995 il Sudafrica viene scelto quale paese ospitante i mondiali di rugby.
Per Mandela è l’occasione per regalare alla sua gente l’ebbrezza dell’unità di un popolo sotto la bandiera colorata dello Stato del Sudafrica. Non cancella la natura della squadra cambiandone il colore della maglia o il nome, ma parte proprio dalla sua identità così radicata e le regala la suggestione della vittoria sostenendola apertamente, aprendosi ad essa, tifandola pubblicamente con entusiasmo. Chiede alla squadra di scendere in mezzo alla gente e di farsi amare dalla nazione.
Trasferisce alla squadra la consapevolezza di rappresentare un popolo intero che crede di potercela fare, di poter vincere la propria battaglia e sul campo di rugby e sul campo dei rapporti politico/sociali.
E sarà proprio il Presidente Mandela, con indosso la maglia degli Springboks, a consegnare al capitano Pineaar la Coppa del Mondo davanti agli occhi dei cittadini sudafricani esultanti.
Il rugby ha rappresentato in quel momento che il tifo per un ideale condiviso può trasformare il sogno di unità nazionale in realtà: one Team one Country!

La regia scorrevole, che non si sofferma su scene intimiste e dal forte impatto emotivo, non ha bisogno di retorica e sentimentalismi, nè tantomeno di un taglio agiografico, e riesce a restituire con forza la grandezza di un uomo speciale.
In questa poesia, Invictus, Mandela trovò l’ispirazione per per andare avanti quando il suo unico desiderio era lasciarsi andare nei lunghi anni della prigionia.


Out of the night that covers me,
Black as the pit from pole to pole,
I thank whatever gods may be
For my unconquerable soul.
In the fell clutch of circumstance
I have not winced nor cried aloud.
Under the bludgeonings of chance
My head is bloody, but unbowed.
Beyond this place of wrath and tears
Looms but the Horror of the shade,
And yet the menace of the years
Finds and shall find me unafraid.
It matters not how strait the gate,
How charged with punishments the scroll,
I am the master of my fate:
I am the captain of my soul.



Il prossimo 16 luglio a Madrid si celebrerà il Mandela Day cantando la pace, la libertà e i diritti umani.


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