La vita è una storia raccontata da un idiota…

som-e-furiaUno scoraggiante interrogativo serpeggia tra gli addetti ai lavori che seguono con passione il Roma Fiction Fest: perchè il modello produttivo seriale italiano rimane incancrenito nelle sue mediocri sicurezze e non osa sperimentare come si fa ormai da tempo in tutta Europa? Ho ascoltato le risposte più disparate e spesso anche disperate, ho sentito ipotesi, teorie e previsioni disfattiste su un futuro sempre più buio. Mah…, sarà che la mia esperienza sul campo è forse relativa, sarà l’ottimismo radicato nel modello di cultura democratica che dilaga in rete e di cui mi faccio pasionaria sostenitrice, ma proprio non riesco a farmi convincere da nessuna di tali argomentazioni e preferisco affiliarmi alla teoria che sia sempre e comunque colpa di Berlusconi, così, tanto per dire la mia anche io.

Al di là delle polemiche, il Fiction Fest continua a offrire storie di altissimo livello, ahimè, spesso in contemporanea, pertanto la scelta è sempre difficile. Ieri è caduta, nel primo pomeriggio, su Collision, serie inglese dalla programmazione atipica per i palinsesti italiani. Infatti in Gran Bretagna, viene messa in onda una puntata sola da 45 minuti ogni giorno dal lunedì al venerdi. Un incidente stradale coinvolge diverse persone accomunate da un’ unica cosa, quell’evento cambierà per sempre le loro vite e rivelerà uno scenario fatto di corruzione, contrabbando, appropiazioni indebite e tentativi di insabbiamento da parte del governo. Immagini chiare, ma dall’anima troppo fredda, mi hanno emozionato ben poco, lasciandomi una sensazine alquanto asettica che però ho subito abbandonato quando mi sono ritrovata davanti al capolavoro Som e Furia del premio oscar (per City of God) Fernando Meirelles.
Per il Fiction Fest, il regista brasiliano ha montato in maniera magistrale 12 puntate in un unico film di poco meno di due ore, riuscendo a restituire una fluidità della narrazione che mi ha appasionato già dalla prima scena.
Som e Furia è il remake del format canadese Slings and Arrows che riprende il titolo dal celebre monologo di Amleto:

To be or not to be: that is the question:
Whether ‘tie nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing end them?

Amleto, il personaggio, vittima di un’ insopportabile pressione emotiva si interroga e analizza se stesso e soffre. Allo stesso modo Dante, l’attore, è vittima della sofferenza per il tradimento subito da quella che riteneva essere la sua famiglia, la sua Ofelia/Elen, il suo direttore artistico, Oliveira. E, vittima della stessa follia del personaggio, l’attore fugge dal palco lasciando calare il sipario del fallimento sul suo destino. Ma la compagnia va avanti senza infamia e senza gloria e, alla morte di Oliveira, affiderà la propria sorte allo stesso Dante. Dopo alcune difficoltà iniziali, il fanstasma dell’amico/traditore Oliveira accompagnerà con ironia Dante nella sua missione e sarà testimone del superamento di quella follia del passato che si perde negli scrosci degli applausi per il successo ritrovato.  Una danza di amori, intrighi, passioni e risentimenti viene messa in scena sul palcoscenico e fuori da esso, quasi come fosse irrilevante la distinzione tra vita e teatro. E ci rimane così una storia ricca di rumore e furia (Som e Furia) che forse non significa nulla, ma regala un’emozione intensa e indimenticabile.

La vita è una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e furia, e che non significa nulla. Macbeth (atto V scena V)

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