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Wonderpaolastra » 2010 » luglio » 14

I vincitori del Premio Solinas – SACT: PILOTI PER SERIE TV

Category : articoli, tv

Durante il Roma Fiction Fest sono stati annunciati i vincitori del primo concorso Premio Solinas – SACT: PILOTI PER SERIE TV.

Diverse polemiche si sono avvicendate attorno all’organizzazione di questa prima edizione.

Il primo Premio di 12.000 euro per la migliore sceneggiatura è andato ex-aequo a:


  • SECOLO di Nicholas Valerio (Salinoch);
    Sinossi
    Nell’Italia del Sud, piena di sole, sangue e nazisti, muore la vecchia Saturnina, un po’ matta, un po’ strega, madre di Gaspare, un figlio grosso quanto tardo, e matrigna di Melania, una giovane e scafata ragazzina della strada. E sulla strada si ritrovano entrambi, in fuga da cose più nere e temibili delle SS. Di sole ce n’è meno a Verquieres, paesello della Francia collaborazionista: il vecchio Morel, ambiguo e losco pretaccio, va a caccia di Dio e del demonio assieme a Laurent, giovane parroco dal cuore fiero.
  • MILANO DA BERE di Filippo Bologna, Tommaso Capolicchio, Andrea Garello e Marcello Olivieri.
    Sinossi
    Milano, dicembre 1984. Un anziano, potente pubblicitario, una cinica fotografa di moda, un giovane faccendiere politico e un dj male in arnese. Nella lunga notte della Milano da bere le loro vite a una svolta. Poi, uno schianto all’alba. La morte del vecchio patriarca. La scoperta che i tre giovani sono i suoi figli. Quando già si profila una lotta per l’eredità, una nuova, inaspettata rivelazione cambia le regole del gioco. Milano da bere, un affresco spietato e iperrealista sul decennio che ha cambiato la storia del nostro paese.

Una menzione speciale di 3.000 euro è stata consegnata a

  • DOPO LA PIOGGIA di Nello Calabrò.
    Sinossi
    Una disastrosa alluvione ha colpito un piccolo paese; gli scampati sono costretti ad abbandonare le proprie abitazioni e a vivere in un grande albergo in attesa di un ritorno alla normalità che tarda ad arrivare. Seguiamo le loro vicissitudini attraverso lo sguardo stupito e incantato di una bambina e di un anziano che ha perso il figlio nella tragedia, ma non a causa dell’alluvione …

Le motivazioni della scelta le potete trovare qui.

Come già ho avuto modo di raccontare uno dei finalisti è figlio di una giurata che poi ha preferito dimettersi  per fare sì che il figlio venisse giudicato obiettivamente, superando così la violazione delle norme e del regolamento.

E tutti i finalisti sono sceneggiatori professionisti!

La competizione, a mio avviso, non è stata esattamente equilibrata!

E’ risaputo che per lavorare come sceneggiatore, almeno in Italia, oltre a talento, intraprendenza e caparbietà, sono necessari i giusti contatti.
C’è chi è riuscito a costruirne diversi perché si è saputo muovere nell’ambiente e c’è chi, invece, gli ha ereditati dalla famiglia. La possibilità di conoscenze dirette con produttori e broadcaster per tali fortunati è decisamente più agevole rispetto a chi invece deve faticare per avere semplicemente la possibilità di essere letto.

Per tale ragione ritengo che sia alquanto inopportuno che professionisti o figli di professionisti, partecipino a tali concorsi e lascino lo spazio a chi, invece, occasioni di contatto diretto ancora non ne ha avute.

Le motivazioni che hanno spinto la SACT a promuovere la scoperta e a sostenere nuove idee per una rivalutazione della produzione di fiction italiana, sono meritevoli e necessitano di sostegno e promozione. Ma le forme di tale inn0vazione non dovrebbero passare attraverso un concorso di sceneggiature per Piloti tv che, a mio avviso, dovrebbe essere invece uno spazio democratico per chi normalmente un accesso ai produttori non ce l’ha. Mi riferisco a tutti quegli sceneggiatori non professionisti i cui progetti, spesso e volentieri, se non opportunamente segnalati, vengono cestinati senza neanche essere letti.

E’ altresì necessario che la SACT e tutte le associazioni di autori incentivino la promozione di nuove idee e linguaggi televisivi anche per i professionisti la cui consapevolezza artistica viene spesso limitata dalle linee editoriali di reti televisive convenzionali e statiche.
Esistono forme di protesta unitaria (basti pensare allo sciopero degli sceneggiatori di Hollywood di qualche anno fa) o strategie propositive quali l’organizzazione di pitch stagionali o collaborazioni dalle diverse tipologie con i broadcaster, ad esempio brain storming strutturati o realizzazione di pitch visivi o piccoli promo low budget… affinché si possa dare finalmente una voce concreta alle ambizioni artistiche non solo di chi le idee è in grado di realizzarle, ma anche di una fascia molto ampia di pubblico che non ne può più di storie di papi, santi ed eroi soffocati dai buoni sentimenti!

Un piccolo capolavoro al Roma Fiction Fest: Treme

Category : articoli, tv

David Simon è sceneggiatore di The Wire, racconto critico e pessimista sulla dura realtà della metropoli americana di Baltimora i cui protagonisti, si intrecciano con la ferocia criminale, il traffico di droga e la corruzione dilagante.

David Simon preferisce le narrazioni crude, realistiche e corali, esattamente come fa in Treme, serie tv che prende il nome dal quartiere di New Orleans che ha ospitato i più grandi jazzisti della città.

Tra il 29 e il 31 agosto 2005, l’uragano Katrina, fenomeno atmosferico largamente sottovalutato, sfondò gli argini risaputamente deboli e insufficienti del Mississipi, sommergendo buona parte della città.

Treme racconta la vita di coloro che hanno deciso di non lasciare la città allo sfacelo e all’ abbandono a cui la condannò l’amministrazione Bush, incapace di correre in soccorso dei suoi cittadini nella gestione della catastrofe provocata dall’uragano.

Ognuno, a modo suo, cerca una ragione per andare avanti nel post-Katrina.

Creighton Bernette, scrittore benestante, intepretato dall’ingombrante (sia nella mole che nella veemenza con cui rivendica i diritti della sua gente) John Goodman, esprime apertamente e con foga davanti alle telecamere tutta la sua rabbia contro le istituzioni assenti.

La moglie di Cray, Toni, avvocato, cerca di portare a suo modo un po’ di giustizia tra i sopravvissuti; Ladonna proprietaria di un bar nel cuore di New Orleans, è determinata a ritrovare il fratello, prima detenuto e poi disperso dell’O.P.P. (Orleans Parish Prison). Ma deve scontrarsi con la burocrazia e l’omertà dei vertici dell’O.P.P. che decise di tenere rinchiusi i detenuti durante l’uragano.
E poi c’è la cuoca Janette che lotta per mantenere il suo ristorante o Davis che intraprende la sua lotta politica a suon di rime musicali.

La gente ha voglia di riprendersi, la propria vita, la propria musica, le proprie tradizioni. Come  i festeggiamenti del carnevale, con le parate degli Indiani pellerossa del Mardi Gras, il cui capo Big Chief si ribella al governo che blocca il piano di ricostruzione delle case agibili, occupando il suo vecchio bar.

Ognuno, insomma, esprime il proprio dissenso: chi suonando, chi mantenendo aperta la propria attività, ciascuno sfoderando il sublime talento della sussistenza, senza rinunciare ai propri sogni e ai propri diritti nella lotta quotidiana per la sopravvivenza. Destino comune che li riunisce nel trionfo di colori e musica dei festeggiamenti del Carnevale.