Chi ha paura della Rete?
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Sono arrabbiata, schifata e indignata per l’ignoranza dilagante che viene propagandata dalla televisione generalista.
Su questo ormai datato video infatti, i cosiddetti esperti nascondono la propria incompetenza e ignoranza dietro paroloni e giustificazioni pseudosociali e pseudoantropologiche.
Siete tutti una massa di ignoranti, incompetenti e vigliacchi, incapaci di stare al passo coi tempi, con la tecnolgia, e con il mondo che cambia così in fretta.
Avete paura, eh? Allora abbiate la compiacenza di stare zitti, in silenzio e in disparte. Parlo con voi, voi che dal piedistallo dei vostri bei reality, su cui tanto amate sparlare nelle trasmissioni istituzionalizzate (vedi Porta a Porta), ve ne fate promotori. E ci mangiate sopra spiattellando le vostre opinioni, lì, spaparanzati sulle postazioni di prestigio nella massa del pubblico generalista celebroleso che voi stessi contibuite a nutrire di ignoranza.
Chi ha un blog non cerca visibilità fine a se stessa, ma cerca uno spazio per parlare, condividere e proporre idee. Chi sceglie di aprire un blog lo fa perchè sa che la rete è l’unico spazio democratico rimasto per poterci esprimere. Chi apre un bolg non vuole essere visto, ma vuole essere ascoltato.
Sulla rete si fa comunicazione, sulla rete circolano le idee, sulla rete nasce, cresce, e si sviluppa il pensiero libero. Sulla rete nascono rapporti professionali e umani.
E’ l’individuo che fa la differenza non il mezzo! E l’individuo, quello che ha il diritto di accedere alla rete, è anche colui che ascolta quello che dicono i sedicenti esperti che snobbano la responsabilità di valutare attentamente ciò di cui parlano alla massa. Non è una questione di punti di vista differenti, qui si parla di un grosso inganno di cui è vittima la gente che guarda la televisione e che ha il diritto di guardarla per quello che dovrebbe essere il suo valore educativo e di intrattenimento.
Pertanto, stai attento caro Meluzzi, quando dici che apre un blog chi non riesce ad accedere ai reality, perchè costoro non hanno la minima idea della potenza comunicativa che un blog può avere. Ed è questo ciò che vi spaventa di più, la paura di perdere il controllo sull’informazione, la paura di perdere le vostre poltrone calde e le vostre certezze sterili, anacronistiche e infeconde.
La rete è un mezzo, uno strumento influente che ha in sé una sorta di autoregolamentazione che si nutre dei principi di base del rispetto e della democraticità. E per chi ancora non ha accesso per paura, per mancanza di interesse o per qualsivoglia ragione, è bene che le istituzioni stesse promuovano questo privilegio attraverso una politica di educazione che parte dalla scuole e dalla formazione degli insegnanti.
La rete, non è lo spazio in cui si celebra l’ego malato delle persone che sfocia in delitti violenze e forme di perdizione morale. Chi è dedito a ciò probabilmente amplifica le proprie perversioni su internet, ma non è internet la causa.
Internet, come qualunque altra forma di comunicazione, è un beneficio, una potenzialità che va capita, valorizzata e “distrubuita” a tutti. Internet è un diritto di tutti e lo reclamo a gran voce!









Ieri, immersa ne 
Con 43 mila presenze si chiude la terza edizione del Roma Fiction Fest che ha decretato i
Uno scoraggiante interrogativo serpeggia tra gli addetti ai lavori che seguono con passione il Roma Fiction Fest: perchè il modello produttivo seriale italiano rimane incancrenito nelle sue mediocri sicurezze e non osa sperimentare come si fa ormai da tempo in tutta Europa? Ho ascoltato le risposte più disparate e spesso anche disperate, ho sentito ipotesi, teorie e previsioni disfattiste su un futuro sempre più buio. Mah…, sarà che la mia esperienza sul campo è forse relativa, sarà l’ottimismo radicato nel modello di cultura democratica che dilaga in rete e di cui mi faccio pasionaria sostenitrice, ma proprio non riesco a farmi convincere da nessuna di tali argomentazioni e preferisco affiliarmi alla teoria che sia sempre e comunque colpa di Berlusconi, così, tanto per dire la mia anche io.
Per me Terence Hill rimarrà sempre relegato negli anni ‘70 nelle mitiche e luride vesti di Trinità! Proprio non ce la faccio a immaginarlo conciato da bagarozzo che investiga tra le sante vie di Gubbio. Eppure ieri, al Fiction Fest, la sua presenza ha segnato il picco massimo di esultanza del pubblico, accorso ad acclamare il buon vecchio Don Matteo. Questo è stato l’unico momento che, ahimè, (e lo dico con sincero dispiacere) ho dedicato alla fiction italiana.
Domani si aprono le danze sul panorama delle fiction italiane e internazionali. Preventivamente accreditata, mi dividerò per tutta la settimana tra il cinema Adriano e l’Auditorium della Conciliazione alla ricerca di idee, contatti, personaggi, storie e ispirazioni di ogni tipo. Ma soprattutto mi addentrerò nel misterioso mondo del linguaggio visivo contestualizzato sperando di trovare una risposta e successivamente una risoluzione al grande enigma: perchè certe cose in Italia non si possono fare e all’estero sì?
Questa sera ho scoperto un po’ di quella Roma che non conoscevo, la Roma delle torri medioevali.