Archive for luglio, 2009

lug 19

Chi ha paura della Rete?

1012_76_1223974753_megafonoSono arrabbiata, schifata e indignata per l’ignoranza dilagante che viene propagandata dalla televisione generalista.

Su questo ormai datato video infatti, i cosiddetti esperti nascondono la propria incompetenza  e ignoranza dietro paroloni e giustificazioni pseudosociali e pseudoantropologiche.
Siete tutti una massa di ignoranti, incompetenti e vigliacchi, incapaci di stare al passo coi tempi, con la tecnolgia, e con il mondo che cambia così in fretta.
Avete paura, eh? Allora abbiate la compiacenza di stare zitti, in silenzio e in disparte. Parlo con voi, voi che dal piedistallo dei vostri bei reality, su cui tanto amate sparlare nelle trasmissioni istituzionalizzate (vedi Porta a Porta), ve ne fate promotori. E ci mangiate sopra spiattellando le vostre opinioni, lì, spaparanzati sulle postazioni di prestigio nella massa del pubblico generalista celebroleso che voi stessi contibuite a nutrire di ignoranza.
Chi ha un blog non cerca visibilità fine a se stessa, ma cerca uno spazio per parlare, condividere e proporre idee. Chi sceglie di aprire un blog lo fa perchè sa che la rete è l’unico spazio democratico rimasto per poterci esprimere. Chi apre un bolg non vuole essere visto, ma vuole essere ascoltato.
Sulla rete si fa comunicazione, sulla rete circolano le idee, sulla rete nasce, cresce, e si sviluppa il pensiero libero. Sulla rete nascono rapporti professionali e umani.
E’ l’individuo che fa la differenza non il mezzo! E l’individuo, quello che ha il diritto di accedere alla rete, è anche colui che ascolta quello che dicono i sedicenti esperti che snobbano la responsabilità di valutare attentamente ciò di cui parlano alla massa. Non è una questione di punti di vista differenti, qui si parla di un grosso inganno di cui è vittima la gente che guarda la televisione e che ha il diritto di guardarla per quello che dovrebbe essere il suo valore educativo e di intrattenimento.
Pertanto, stai attento caro Meluzzi, quando dici che apre un blog chi non riesce ad accedere ai reality, perchè costoro non hanno la minima idea della potenza comunicativa che un blog può avere. Ed è questo ciò che vi spaventa di più, la paura di perdere il controllo sull’informazione, la paura di perdere le vostre poltrone calde e le vostre certezze sterili, anacronistiche e infeconde.
La rete è un mezzo, uno strumento influente che ha in sé una sorta di autoregolamentazione che si nutre dei principi di base del rispetto e della democraticità. E per chi ancora non ha accesso per paura, per mancanza di interesse o per qualsivoglia ragione, è bene che le istituzioni stesse promuovano questo privilegio attraverso una politica di educazione che parte dalla scuole e dalla formazione degli insegnanti.
La rete, non è lo spazio in cui si celebra l’ego malato delle persone che sfocia in delitti violenze e forme di perdizione morale. Chi è dedito a ciò probabilmente amplifica le proprie perversioni su internet, ma non è internet la causa.

Internet, come qualunque altra forma di comunicazione, è un beneficio, una potenzialità che va capita, valorizzata e “distrubuita” a tutti. Internet è un diritto di tutti e lo reclamo a gran voce!

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lug 19

Ascanio Celestini: saggezza e ingenuità

ascanio-celestiniIeri, immersa ne L’altra Estate a Garbatella ho visto nuovamente Ascanio Celestini.
Zainetto in spalla, saltellando tra il pubblico abbarbicato nei piccoli spazi rimasti, Ascanio è salito sul palco e ha raccontato le sue storie.
L’immediatezza, la semplicità delle parole, scarne, ma dense, la serenità che si espande, la capacità di scandagliare grandi pregi e grandi difetti dell’umanità, un pizzico di satira genuina e la magia della tradizione del racconto orale.

E poi l’ingenuità di Giufà e la saggezza di Re Salomone che fanno parte di ognuno di noi, sono entrambe dentro di noi, basta ascoltarle. Perchè spesso si dà troppo valore a ciò che paghiamo con la fatica e col sudore e ci si chiude nell’orgoglio del proprio io, la mente si annebbia e  il cuore non ascolta…e la bellezza ci sfugge via.

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lug 13

Basta! Perchè ho ancora voglia di esprimere liberamente il mio dissenso

Nani, ballerine, veline, puttane, morti ammazzati dal e sul lavoro, proteste, integralismi religiosi, morti di ribelli, cattobuonismi moralisti, orgoglio e onore, giustizia e ingiustizia, quorum, tristezza, disoccupazione, attesa, spari sulla folla, violenza, emergenza morale, delusioni, scontri generazionali, censura, attentati, morti e feriti, nel corpo, nell’orgoglio, nella dignità, terremoto e paura, LORO: i grandi della Terra, NOI: i piccoli della terra, incertezza, chiusura, blocco di marmo, il corpo delle donne, donne contraffatte, donne violate, mostri, castrazione chimica, il ritorno delle vallette mute e pure stupide, la morte dell’estetica, omologazione estetica, indignazione sopita, rivoluzione digitale, foto, festini e balletti, intercettazioni, strategia del gossip come unica alternativa, il paravento Berlinguer, la candidatura di Grillo.

sciopero-blogger

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lug 12

Created by: il suicidio della tv generalista

created-by-macchina-da-scrivereCon 43 mila presenze si chiude la terza edizione del Roma Fiction Fest che ha decretato i Buddenbroocks il miglior tv movie della stagione. Ma la lista dei premi e dei vincitori è molto lunga.
Non sono mancate le polemiche e le rivendicazioni da parte degli artisti, in particolar modo l’iniziativa di Pierfrancesco Favino (premiato come miglior attore per Pane e Libertà) che, con garbo,  ha lasciato il premio sul palco dichiarando «Accetto il premio con gioia ma lo lascio qui. Tornerò a prenderlo quando saranno reintegrati le risorse per il Fondo Unico per lo Spettacolo». Tale gesto è stato anche ripetuto da altri suoi colleghi.

Ma al di là dei riflettori mondani e cerimoniosi, mi preme dare rilievo al convegno promosso dalla SACT, dal titolo: Created by- il ruolo dello showrunner nella produzione seriale americana ed europea, moderato con competenza e ironia da Marco Spagnoli.
Senza voler entrare nel cuore del dibattito, di cui hanno già scritto l‘uffico stampa del Fiction Fest e il blog SACT, posso ben dire che il progetto Created by è molto ambizioso e degno di stima ed entusiasmo, ma attorno ad esso c’è una gran confusione. E’ emerso da alcuni interventi degli stessi sceneggiatori (categoria che mi preme comunque tutelare) che non hanno la minima idea di cosa sia un processo produttivo di serialità e lo hanno dimostrato rivendicando un potere di controllo sullo sviluppo del processo, al fine di tutelarne esclusivamente l’identità. Ma l’identità non è necessariamente qualità!
Mi sembra che qui ci sia un conflitto di rivendicazione di potere e non una sana ambizione di garanzia di qualità.
La qualità parte dall’idea e si sviluppa in un continuo lavoro di squadra che porta alla messa in scena del prodotto, a tutela del quale deve esistere una figura professionale, che può essere anche uno sceneggiatore, ma che deve necessariamente avere competenze di regia e produzione. Non a caso tale figura viene chiamata Produttore Creativo.

Pertanto, è certamente un segnale forte la volontà di cambiare l’avvilente status quo in cui è costretta la fiction italiana attraverso l’idea di promuovere percorsi formativi per tale figura. Ma finchè la televisione generalista, che deve pur sempre fare i conti con lo share e la vendita degli spazi pubblicitari, continuerà a investire nel vecchio, nel già visto, allontanando da sè ogni sfida al cambiamento e alla sperimentazione, la fiction italiana di qualità, che esiste e può continuare a evolvere, rimarrà un prodotto di nicchia, condannando il pubblico generalista all’inebetimento cerebrale.

La televisione generalista, per delle ragioni a me sconosciute, si ostina a negare l’esigenza di innovazione che lo stesso pubblico in fuga chiede a gran voce. Il fattore rischio è molto più basso di quanto si possa immaginare e lo dimostra il successo che le serie straniere continuano ad avere nel nostro paese. La domanda c’è, basta saperla ascoltare e accoglierla attraverso lo sviluppo di nuove idee di cui, la televisione, ha il dovere di farsi promotore, per il bene di se stessa e della nostra società.
La televisione generalista è sull’orlo del suicidio, ma ancora non lo sa.

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lug 10

La vita è una storia raccontata da un idiota…

som-e-furiaUno scoraggiante interrogativo serpeggia tra gli addetti ai lavori che seguono con passione il Roma Fiction Fest: perchè il modello produttivo seriale italiano rimane incancrenito nelle sue mediocri sicurezze e non osa sperimentare come si fa ormai da tempo in tutta Europa? Ho ascoltato le risposte più disparate e spesso anche disperate, ho sentito ipotesi, teorie e previsioni disfattiste su un futuro sempre più buio. Mah…, sarà che la mia esperienza sul campo è forse relativa, sarà l’ottimismo radicato nel modello di cultura democratica che dilaga in rete e di cui mi faccio pasionaria sostenitrice, ma proprio non riesco a farmi convincere da nessuna di tali argomentazioni e preferisco affiliarmi alla teoria che sia sempre e comunque colpa di Berlusconi, così, tanto per dire la mia anche io.

Al di là delle polemiche, il Fiction Fest continua a offrire storie di altissimo livello, ahimè, spesso in contemporanea, pertanto la scelta è sempre difficile. Ieri è caduta, nel primo pomeriggio, su Collision, serie inglese dalla programmazione atipica per i palinsesti italiani. Infatti in Gran Bretagna, viene messa in onda una puntata sola da 45 minuti ogni giorno dal lunedì al venerdi. Un incidente stradale coinvolge diverse persone accomunate da un’ unica cosa, quell’evento cambierà per sempre le loro vite e rivelerà uno scenario fatto di corruzione, contrabbando, appropiazioni indebite e tentativi di insabbiamento da parte del governo. Immagini chiare, ma dall’anima troppo fredda, mi hanno emozionato ben poco, lasciandomi una sensazine alquanto asettica che però ho subito abbandonato quando mi sono ritrovata davanti al capolavoro Som e Furia del premio oscar (per City of God) Fernando Meirelles.
Per il Fiction Fest, il regista brasiliano ha montato in maniera magistrale 12 puntate in un unico film di poco meno di due ore, riuscendo a restituire una fluidità della narrazione che mi ha appasionato già dalla prima scena.
Som e Furia è il remake del format canadese Slings and Arrows che riprende il titolo dal celebre monologo di Amleto:

To be or not to be: that is the question:
Whether ‘tie nobler in the mind to suffer
The slings and arrows of outrageous fortune,
Or to take arms against a sea of troubles,
And by opposing end them?

Amleto, il personaggio, vittima di un’ insopportabile pressione emotiva si interroga e analizza se stesso e soffre. Allo stesso modo Dante, l’attore, è vittima della sofferenza per il tradimento subito da quella che riteneva essere la sua famiglia, la sua Ofelia/Elen, il suo direttore artistico, Oliveira. E, vittima della stessa follia del personaggio, l’attore fugge dal palco lasciando calare il sipario del fallimento sul suo destino. Ma la compagnia va avanti senza infamia e senza gloria e, alla morte di Oliveira, affiderà la propria sorte allo stesso Dante. Dopo alcune difficoltà iniziali, il fanstasma dell’amico/traditore Oliveira accompagnerà con ironia Dante nella sua missione e sarà testimone del superamento di quella follia del passato che si perde negli scrosci degli applausi per il successo ritrovato.  Una danza di amori, intrighi, passioni e risentimenti viene messa in scena sul palcoscenico e fuori da esso, quasi come fosse irrilevante la distinzione tra vita e teatro. E ci rimane così una storia ricca di rumore e furia (Som e Furia) che forse non significa nulla, ma regala un’emozione intensa e indimenticabile.

La vita è una storia raccontata da un idiota, piena di rumore e furia, e che non significa nulla. Macbeth (atto V scena V)

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lug 07

La combriccola dei matti al Fiction Fest

psychoville_coverPer me Terence Hill rimarrà sempre relegato negli anni ’70 nelle mitiche e luride vesti di Trinità! Proprio non ce la faccio a immaginarlo conciato da bagarozzo che investiga tra le sante vie di Gubbio. Eppure ieri, al Fiction Fest, la sua presenza ha segnato il picco massimo di esultanza del pubblico, accorso ad acclamare il buon vecchio Don Matteo. Questo è stato l’unico momento che, ahimè, (e lo dico con sincero dispiacere) ho dedicato alla fiction italiana.

Lontana dal coro osannate, ho lasciato fare al mio intuito e ho varcato la porta di una dimensione altra, quella di The Wrong Door. Sketch bizzarri animati da freaks di ogni tipo che vivono situazioni ai limiti e che ricostruiscono la realtà, riuscendo a restituire plausibilità anche all’assurdo. Perciò può risultare “normale” fidanzarsi con un dinosauro, vedere robot giganti ubriachi alla ricerca delle chiavi perdute, assistere alla progettazione dell’uomo più insopportabile del mondo,  partecipare ai provini da supereroe (non meno strampalati dei nostri “reali” talent show) e infine comprare armadi dal nome evocativo (Narnja) che introducono in un universo parallelo opprimente e snervante da cui è molto molto difficile uscire, un po’ come all’Ikea. Animazioni 3D e attori in carne e ossa si alternano in uno scenario dal sapore comico e burlesco in stile tipicamente british che non disdegna però il colorito toilet humor.

Ma l’apoteosi dell’umorismo perverso si è incarnato nella combriccola dei matti della dark comedy Psychoville. Un’ unica minaccia  incombe sul loro destino, una lettera anonima che recita l’angosciante e misteriosa intimidazione: I Know What You Did. Ed eccoli agitarsi inquieti: un nano telecinetico, un’infermiera ossessionata dall’idea di crescere un bambolotto come fosse un vero bambino, madre e figlio serial killer che metterebbero paura persino a Norman Bates, un collezionista di pupazzi che si è venduto gli occhi per la sua ossessione e infine il clown Mr. Jelly, sinistro animatore di feste per bambini. E’ decisamente lui il mio personaggio preferito, rappresentazione catartica dell’evoluzione della mia anima nera se avessi continuato la carriera di animatrice.

E a proposito di combriccola di matti, non c’è più matto di chi sa sognare. E il sogno più grande è il mondo perfetto. Partendo da questa ricerca, Massimiliano Davoli ha girato il bellissimo documentario Through Smoke and Mirage che racconta l’esperienza di Black Rock City.
Black Rock city è una città che vive solo pochi giorni nel deserto del Nevada e in cui si svolge il festival The Burning Man. Chiunque ha l’opportunità di esprimere se stesso in totale libertà, di sperimentare sogni, idee, fantasie sul mondo e sull’arte in tutte le sue forme. In questa comunità temporanea vige esclusivamente la regola della partcipazione collettiva e del rispetto, duramente messe alla prova dalle spesso ostili condizioni ambientali, dal caldo estremo alle tempeste di sabbia. I membri della comunità, vivono e si relazionano seguendo i principi dell’economia del dono. Per cui, abolito il denaro, ognuno dona un po’ di sé all’esperimento di comunità. E per celebrare la liberzione dalla schiavitù dei condizionamenti sociali, il sabato sera si dà fuoco al fantoccio di legno, the Burning Man. Ma questo grosso fumo rappresenta solo un miraggio o qualcosa sta cambiando davvero?

Questo interrogativo chiude la mia prima giornata al Roma Fiction Fest 2009.

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lug 05

Roma Fiction Fest

fictionfest Domani si aprono le danze sul panorama delle fiction italiane e internazionali. Preventivamente accreditata, mi dividerò per tutta la settimana tra il cinema Adriano e l’Auditorium della Conciliazione alla ricerca di idee, contatti, personaggi, storie e ispirazioni di ogni tipo. Ma soprattutto mi addentrerò nel misterioso mondo del linguaggio visivo contestualizzato sperando di trovare una risposta e successivamente una risoluzione al grande enigma: perchè certe cose in Italia non si possono fare e all’estero sì?
Che cosa manca al pubblico italiano generalista per poter apprezzare certe sperimentazioni linguistiche? Il dibattito è molto complesso, ma realtà come Romanzo Criminale mi lasciano ben sperare.
Bene, non mi resta che aspettare che si alzi il sipario sul Roma Fiction Fest.

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lug 04

Il rione Monti: qui si fa ancora vita di quartire

montiQuesta sera ho scoperto un po’ di quella Roma che non conoscevo, la Roma delle torri medioevali.

In realtà il tutto è nato da Ti racconto la Storia di Monti a cura della società Anthena. Ho scoperto che il rione Monti, di cui sono particolarmente appassionata in questo periodo, è molto più esteso di quanto immaginassi e, al di là dei negozi vintage, le botteghe artigianali e i locali di tendenza, nasconde degli scorci tipicamente medioevali che si allontanano dall’iconografia classica che da sempre rappresenta la Capitale. Una visita guidata di un’ora e mezzo attraverso le viuzze suggestive che fecero da teatro alle vicende delle antiche famiglie romane rivali dai nomi altisonanti che si sfidavano costruendo torri una più alta dell’altra. E così ecco che in via degli Annibaldi scopro la torre omonima, in piazza San Martino ai Monti, dove campeggia l’omonima chiesa, si erge la torre dei Capocci che fronteggia baldanzosa la torre dei Cerroni e poi la chiesa di Santa Prassede fino al trionfo di Santa Maria Maggiore.

Quanto ci sarebbe da raccontare di questo rione, quanto ci sarebbe raccontare di questa città.  Amo Roma per quella che è e per quella che continuerò a scoprire giorno dopo giorno.

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