Dogma 008, ce n’era bisogno?
articoli 7 Commenti »Per evitare di esporre in maniera inappropriata il mio disagio emotivo nei confronti di quanto stavo ascoltando ormai da troppo tempo, mi sono alzata indignata e ho abbandonato la sala. Ora, a distanza di 2 giorni, me ne pento amaramente ritenendo che un contraddittorio sarebbe stato opportuno e chiarificatorio. Soprattutto per me, in quanto non riesco a capacitarmi del fatto che un’associazione seria come il RIFF abbia offerto spazio e tempo per la conferenza più vanesia a cui abbia mai assistito.
Sto parlando del famigerato manifesto del dogma 008.
Non ho nessuna intenzione di addentrarmi un un’analisi dettagliata di cotale manifesto, perchè le immagini parlano più di mille parole. E invito chiunque a visitare le innumerevoli pagine di You Tube marchiate da Jonny Triviani o Dogma 008 o Eden e tutto ciò ad essi connesso. Qualche suggerimento? Qui Qui e Qui e infine qui.
Il movimento è stato creato e fondato su precise regole espresse nel manifesto pubblicato nel 2008 dalla società Margot Produzioni Srl e in particolare dai suoi soci fondatori: gli attori e registi Jonny Triviani e Giulia Carla De Carlo.
Le mie sono le semplici considerazioni di fruitrice di prodotti multimediali con una discreta esperienza nel settore e mi perplime l’idea di una evoluzione del Manifesto di Lars Von Trier del Dogma 95, il quale si proponeva semplicemente di riscoprire una veridicità artistica al di là di effetti speciali e alterazioni tecnologiche.
Al di là di qualunque idea di condivisione e non, questo scimmiottare la sacralità di un movimento che ha avuto il suo riconoscimento in pellicole di alto valore artistico, da Idioti a Festen, è sgradevole e superbo. Dove sta l’analisi, la rivisitazione, l’evoluzione di questi concetti che dovrebbero ruotare intorno all’idea della purezza dell’arte? Io non trovo nulla di innovativo, nè tantomeno artistico in questo dogma 008, la sua inappropriatezza nasce dal nome e si potrae in tutti i 10 concetti cardine che, a mio avviso, non sembrano altro che un elenco di banalità sconcertanti che non aprono nessun nuovo scenario artistico, ma che piuttosto instillano il dubbio che dietro questa sedicente ideologia ci sia semplicemente incapacità e un vuoto creativo buio e profondo.









E sul finale del film, lo scombussolamento emotivo che vibrava da un’ora e mezzo nel mio petto è esploso in un irruente effluvio di calde e dense lacrime. La poltrona del cinema continuava ad avvolgermi e mi rassicuravano, coccolandomi, le note di
Anche quest’anno il
Cosa succede quando un anarchico connaturato e un poeta stralunato si incontrano?