Persepolis

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persepolis.jpgL’altro giorno ho avuto la fortuna di assistere all’anteprima del meraviglioso film d’animazione Persepolis.
Tratto dalla graphic novel di Marjane Satrapi, il film racconta le vicende dell’Iran, dalla cacciata dello scià alla rivoluzione islamica, passando per la guerra contro l’Iraq, attraverso lo sguardo grintoso della piccola Marjane. Ma è anche la storia di una bambina dal forte temperamento ribelle cresciuta in una famiglia di eroi e oppositori del regime, che hanno scelto la morte in nome della libertà. I suoi genitori, idealisti e militanti, desiderano per lei un futuro migliore e la mandano a studiare a Vienna. Ma dall’Europa Marjane fuggirà lasciandosi alle spalle pregiudizi, paure e la sua stessa incapacità di reagire a una forte delusione d’amore che la indebolirà nel fisico e nell’anima. Marjane è islamica e iraniana, ma è come tutti noi, ha gli stessi palpiti d’amore e desidera la felicità al punto tale da rinunciare alla libertà per tornare al suo paese sottomesso al regime dittatoriale dei pāsdāran. Marjane non è un’eroina e non cambierà la realtà che la circonda, ma attraverserà tra debolezze, cadute e risalite il suo percorso esistenziale, grazie anche alla nonna, sua guida spirituale, forte, tenace e dalla sensibilità sopraffina, l’unica in grado di pungolare la coscienza dell’inquieta Marjane.
Una storia commovente e coinvolgente che non ci risparmia la giusta dose di humor, tra piccole e divertenti trovate comiche e situazioni eccentriche e bizzarre, restituendoci una godibilità e una leggerezza nonostante la tensione e la gravità degli eventi che scorrono intorno alla protagonista.
Il segno della matita netto ed essenziale e l’uso del bianco e nero riescono comunque a tratteggiare situazioni complesse al pari del vecchio cinema espressionista tedesco, che pare essere rievocato nelle sfumature del carboncino, tra momenti di luce e momenti di oscurità. Quando c’è una storia dai forti contenuti, la sua potenza comunicativa non ha bisogno di effetti speciali. La sua specialità risiede proprio nella forza degli eventi e dei personaggi.
Donne determinate e intelligenti, islamici idealisti e combattenti per la libertà, suore cattoliche malvagie e bigotte, dialoghi immaginari di una bambina con Dio e Marx, ricerca dell’ identità attraverso gioie e sofferenze umane, fanno di Persepolis un’opera d’arte universale che colpisce la sensibilità di tutti, occidentali e non, a dimostrazione che usi, costumi e tradizioni di un popolo ne costituiscono sì la propria identità, ma se oscurati dall’integralismo, diventano rigide sovrastrutture che cancellano la comunione dell’identità universale che affratella l’umanità tutta.

Sogni e delitti

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sogni_e_delitti.jpgChe delusione! Non vorrei sprecare molte parole in inutili descrizioni di questo film dalla trama talmente secca, sterile e asciutta da lasciare l’amaro in bocca.  Lontana anni luce dalla magistrale costruzione dell’intreccio coinvolgente e ad alta tensione di Match Point, ci ritroviamo impassibili e assonnati spettatori, vittime delle azioni dei due fratelli interpretati da un discreto Ewan McGregor e un inebetito Colin Farrel.

Complimenti a chi ha montato il trailer che lascia presagire chissà quale gioco perverso e vizioso dettato dalla figura di donna che sembra rimasta in panne per strada per un oscuro disegno criminoso. E invece no, la suddetta donna che dovrebbe dare la spinta al desiderio di riscatto sociale di Ian, non fa altro che riempire le inquadrature costruite secondo i più elementari criteri di linguaggio cinematografico.
La presunta scelta registica, poi, di non mostrare le scene chiave per lo sviluppo della storia non conferiscono alcuna virtù a uno stile noioso, monotono e superficiale.
Basta! Ho detto fin troppo!

Across the Universe

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across-the-universe.jpgPremessa: non ho mai particolarmente amato i musical, a parte Il mago di Oz, ma la ragione risiede nella mia passione viscerale per le scarpette rosse e sbrilluccicose di Dorothy.
Across the Universe è il musical più avvolgente, denso e delizioso che abbia mai visto.
Senza troppi giri di parole, un capolavoro.
Una storia semplice che nasce a Liverpool, città natale dei Beatles, e cresce nel Village di New York dove giunge Jude alla ricerca dell’amore di un padre che non ha mai conosciuto. Troverà invece l’amore di Lucy e l’amore appassionato della gioventù americana degli anni sessanta per la Libertà.
La liriche dei Fab Four, rivisitate secondo una melodia universale, senza alterarne la natura primordiale, raccontano i protagonisti, i loro entusiasmi, le loro passioni e paure, in questo viaggio intenso e a momenti doloroso, nella cultura creativa e psichedelica di quegli anni. Sono personaggi reali immersi nel momento storico delle marce per la pace, per la libertà e per il libero amore. Ma questa grande utopia, come purtroppo la storia ci ha insegnato, ha perso il suo fascino nella reiterazione continua di egoismi, lotte per il potere, guerre, guerre e guerre.
Una storia semplice, un amore contrastato, uno sfondo sociale che cambia insieme ai personaggi, una lotta continua e il trionfo degli amanti. Il tutto mostrato con un tocco d’artista originale, emozionante, innovativo, fresco e attuale. Moderni green screen, uso raffinato del digitale, pennellate di colori saturi e traboccanti e infine balletti divinamente coreografati dal sublime Daniel Erzalow, fanno di questo film un’opera d’arte a 360 gradi che resituisce un pathos e un coinvolgimento che inebria i sensi, tutti.