Leoni per Agnelli
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Quest’anno è stato davvero difficile trovare il film di Natale adatto a me e ai miei genitori e così, dietro suggerimento di mio padre (a.k.a. Il Nonno) siamo andati a vedere Leoni per Agnelli…che però è piaciuto solo a me e a mia madre.
Non è un capolavoro, nè tanto meno un forte film di denuncia, e non racconta di più di quanto già non si sappia, ma mostra, attraverso uno sguardo discreto e moderato, quanto la guerra in Afghanistan (e con essa tutte le guerre) riguardi profondamente le vite dei singoli e la successiva costruzione di una coscienza critica comune. Davanti a un’America e forse anche un’Europa ormai assefuatte dalla visione della violenza bellica, le parole del Professor Malley al suo giovane allievo sono un tentativo maieutico di risvegliare il senso di partecipazione (qualunque forma esso possa assumere) alla causa comune, alla costruzione di un destino personale che coinvolge comunque la collettività. “Libertà è partecipazione”, no?
Nell’altro piano narrativo del film, nella stanza del potere, parole, foto e simboli raccontano la storia di una precisa strategia che ha portato solo al fallimento e viene sbandierata la nascita di un’ ulteriore teoria bellica che però rivelerà nel finale del film (ma già la Storia parla da sé) la disillusione della vittoria. Nel dialogo, magistralmente scritto, tra un senatore assetato di vittoria a qualunque costo e una giornalista sdegnata e confusa, si delinea il cinico e perverso delirio di onnipotenza del potere americano che manda al massacro, manovrandoli come esche strategiche, i giovani soldati costretti, paradossalmente, ad arruolarsi per sopravvivere.
Anche la morte è una delle conseguenze possibili della presa di posizione nei confronti della guerra e lo si vede, seppur in maniera un po’ retorica, anche nel finale del film, che lascia comunque un senso di sgomento e smarrimento che, a mio avviso, lentamente si insinua nello spettatore fino a concretizzarsi in un’opinione precisa e delieata…qualunque essa sia.









) ma mi permetto di esaltare la mia birra rossa con sfumature di erbe himalayane…mumble mumble…e comunque ste erbette esotiche mi hanno fatto passare quel feroce mal di testa che mi ha accompagnato tutta la sera. Poi mi è venuto il mal di pancia, ma quello ha a che fare con il turbolento rapporto tra il mio stomaco e la pizza.
, ho dato sfogo a gran parte della mia estroversione. Ho ballato sui tavoli??? No! Ho improvvisato uno spogliarello? No! Mi sono messa ad amoreggiare spudoratamente col cameriere? No! E allora che ho fatto di tanto eclatante? Niente! Ho solo chiacchierato tutta la sera come una mitraglietta! Tutto qui. Ma credo di essere stata dopo tutto simpatica…almeno piacevole…forse tollerabile?
…mi sono sentita molto “altra”… Ma poi il buon Cincinnato ma ha promesso che me lo stamperà e così la mia ansia da appartenenza è stata appagata
. Poi, felice, sazia e contenta, mi sono avviata al motorino con la mia dolce metà. Non prima, però di aver partecipato alla 
