Io quel giorno lo ricordo bene. Mi trovavo in via Zamboni 25 a Bologna, in sala studio.
Nella facoltà rimbombava ancora l’eco dei fatti del G8 di Genova, di chi c’era stato e di chi ci sarebbe voluto essere. L’opinione pubblica si spaccò in due e il mondo si divise in buoni e cattivi, global e no-global.
Poi un brusio invase il silenzio diffuso tra i tavoli ricolmi di libri e appunti.
“Un aereo…anzi no, due..” “New York…” “Le torri gemelle”.
Nessuno capì subito la gravità dell’evento. Neanche io. Presi la bicicletta e andai a casa.
I telegiornali dissero tante cose. E anche i politici, i giornalisti e gli intellettuali.
E gli islamici diventarono cattivi, tutti!
E alcuni lo sono veramente, e alcuni cristiani lo sono ancora di più, per non parlare degli ebrei e i buddisti… E gli induisti? Sì, anche loro. E gli animisti? Dove li mettiamo? E poi quelli di Scientology, i Testimoni di Geova…
Chi sono i cattivi?
In questo disegno più grande di noi, ci chiediamo ancora se siano più cattivi gli Indiani o i Cow boys.
L’11 settembre ha cambiato anche me. Ho paura.
Ma preferisco pensare che possa esistere una differenza qualitativa tra un sistema e la somma delle sue parti.
Forte del mio approccio olistico alla conoscenza, mi curo, nel bene e nel male, del mio vicino, a prescindere dalla sua provenienza o dal suo sentimento di appartenenza. E’ il mio piccolo contributo. Il sistema ne trarrà comunque vantaggio.