EMMA
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Eeeeeehhhhhhhh…..Da oggi una nuova vita rende il mondo ancora più bello!
Benvenuta tra noi piccola Emma!

Eeeeeehhhhhhhh…..Da oggi una nuova vita rende il mondo ancora più bello!
Benvenuta tra noi piccola Emma!
Questa mattina la mia colazione è stata acccompagnata dalle chiacchiere della trasmissione Omnibus estate, intitolata Veleni e Veline. E così ho ripensato al giorno in cui, togliendomi il costume nella selvaggia spiaggia di Hvar in Croazia, mi sono liberata da complessi e timori che mi portavo addosso da anni.
Quei momenti nostalgici sono stati interrotti dalle tante idiozie propinate da alcuni ospiti, prima tra tutte la rimodellata Santanchè, e da qualche spunto interessante del non amatissimo Pietrangelo Buttafuoco.
Ah, il corpo nudo… e i primi pensieri del mattino si sono rincorsi nella mia testolina.
La mentalità sessista di questa nostra società ha attribuito al concetto di nudità un significato strumentale e merceologico, con gravi conseguenze comportamentali su adolescenti e fanciulli, persino di età avanzata. Mi riferisco anche a una sorta di anoressia culturale dilagante.
Se al cospetto dell’arte il nudo è ammirazione e tensione all’ideale, nella realtà l’educazione al nudo deve restituirgli la bellezza della sua libertà, al di là dei falsi pudori e dei biechi moralismi che determinano essi stessi la perversione del messaggio originale. Riscoprire e amare se stessi vuol dire riconoscere la SACRALITA’ del proprio corpo.
FKK forever!
“Ti veste soltanto la Luce
Mi dici parole d’amore
conosciute mai.
Lontano da qui
ricordo dell’unica falena
che non tornerà”
Radiodervish
“Una candela di luce fioca,
che risplende nel buio,
vorrei essere,
almeno una volta
prima che il soffio
mi spenga”
Viviana

Quello che era considerato lo scemo del villaggio se ne stava seduto sopra un muretto ai bordi della strada a pescare dentro un secchio d’acqua.
Giunse nei paraggi il dotto del paese, che con aria di superbia sghignazzò:
“Razza di scemo, oggi quanti hanno abboccato?”
“Non molti, Eminenza. Voi siete il primo!”
Ed ecco a voi i corti che mi hanno appassionato di più: una hola gigante per El Gran Zambini e la sua originalissima potenza visiva. Per ogni bambino il proprio padre è l’eroe della famiglia. Così non è per il piccolo protagonista del corto, che si nasconde nel bagno della scuola per non farsi vedere dai suoi compagni in compagnia del papà, uomo dalla piccola statura, ma dal grande ingegno. L’uomo, infatti, attraverso una valorosa e leggendaria azione riesce a dimostrare al figlio la propria grandezza entrando nel suo mondo come un vero e proprio eroe.
Il più visionario e originale – ma ahimè nessuno se ne è accorto – è stato il belga Moment de Gloire di Hendrik Moonen in cui un uomo, in preda a un delirio di follia, attraverso un esperimento eccezionale e architettato con maniacale minuzia, tenta di afferrare un proiettile, sparato da una pistola, coi denti. E solo un attimo prima della tragica fine immagina il suo illusorio momento di gloria.
Altra scoperta piacevole è stata il giapponese NINJA NINJA di Makoto Yamaguchi in cui un adulto riesce a realizzare il sogno di un bambino attraverso il suo stesso linguaggio, quello della fantasia e dell’immaginazione.
Mi ha riportato alla mente quanto, da bimba, fosse per me labile il confine tra immaginazione e realtà e quanto la semplice immaginazione riuscisse a farmi sembrare più avventurosa la mia realtà.
(Ebbene sì, da piccola, attraverso una formula magica mutuata da un vecchio cartone giapponese, mi trasformavo in una Wonderpaolastra protagonista di innumerevoli avventure, mentre il mio clone, cioè la mia realtà, continuava la sua normale vita tra compiti e giochi). Potere evocativo del cinema!
Altro corto interessante è stato una sequenza di 5′35″ dal titolo ON A WEDNESDAY NIGHT IN TOKIO di Jan Verbeek che attraverso una scena di vita comune, il treno di una metropolitana che man mano si riempie all’ora di punta, racconta l’essenza di un popolo, quello giapponese che pazientemente, senza alcuna rimostranza, lascia il posto a quello che sembra l’ultimo arrivato, finché le porte, non riescono finalmente a chiudersi. Ho provato a immaginare la stessa scena nella “vivace” metropolitana romana….
I miei complimenti vivissimi anche a TANGhi argentini di Guido Thys (Belgio) un’ imprevedibile, godibile e geniale favola moderna in cui un impiegato di un’ azienda fredda e indifferente decide di donare degli insoliti regali natalizi ai suoi colleghi agendo sulle loro inclinazioni artistiche.
Guardare le cose da diverse angolazioni è forse il primo accenno di maturità che si manifesta nell’adolescenza (che poi evolva inevitabilmente in tutti non rappresenta ahimè certezza), ma riuscire a raccontarlo con la crudezza e l’essenzialità di Hossein Martin Fateli è abilità di pochi. Nell’ottimo cortometraggio THE T-SHIRT tante parole, necessarie alla narrazione, non dicono di più di quanto non possa farlo una maglietta…vista da entrambi i lati, però.
Infine vorrei citare lo spassoso IL SUPPLENTE di Andrea Jublin (che pare stia lavorando al suo primo lungometraggio…notizia da cui non posso che trarre gioia!) Del suddetto ho avuto modo di apprezzare anche un altro corto (GRAZIE AL CIELO). Mi piace Jublin per la sua capacità di sdrammatizzare sui “pipponi” intellettualoidi tardo(molto tardo) adolescenziali con la “leggerezza della pensosità” e la “rapidità dello stile” (Calvino mi perdoni per l’accostamento linguistico!) Se poi riuscisse a perfezionare l’aspetto espressionistico delle inquadrature….ma diamogli fiducia!
Questo è stato come ho visto il BRIFF. E spero che anche Brindisi possa contribuire a sdoganare l’arte cortometraggio dalle perverse logiche produttive, restituendogli la sua dignità artistica.
Per queste ragioni non voglio accontentarmi e pretendo dalla prossima edizione ancora di più. Più eventi, più giorni, più film, più rassegne, più ospiti, più stampa. E non solo per amore del cinema, ma anche per amore di una città che vive la passione delle proprie tradizioni e che ha voglia di camminare al fianco dello sviluppo culturale e tecnologico. Una città solida radicata sulle proprie certezze e desiderosa di confronto. Lo abbiamo dimostrato con la solidarietà verso il popolo albanese, ma questo succedeva più di 15 anni fa e gli stessi albanesi sono ora i nostri compagni d’avventura in questo desiderio di emancipazione. Smettiamola allora di sottolineare quello che abbiamo fatto e facciamo adesso qualcosa per il nostro presente, per il nostro futuro, per chi è dovuto andare via, per chi è rimasto e per chi vuole tornare.

La provincia di Brindisi, in collaborazione con AIACE (Associazione Italiana Amici Cinema d’Essai), all’interno del progetto europeo Interreg III A Italia/Albania, ha dato alla luce il Briff (Brindisi International Film Festival) che ha portato dal 5 al 7 luglio a Brindisi storie in pellicola provenienti da diverse parti del mondo.
Ideatore e direttore artistico è Simone Salvemini, giovane regista brindisino, che ringrazio di cuore per aver illuminato il porto della mia città natale con la luce della passione cinematografica.
Un porto che evoca un passato di comunicazione e scambi culturali che, dopo anni di letargo, si spera, faccia da crocevia intellettuale al fine di coinvolgere le vivaci realtà locali.
Una scelta coraggiosa, meritevole del massimo rispetto e tolleranza di fronte a evidenti inconvenienti organizzativi, ampiamente superati dall’entusiasmo degli organizzatori e dalla bellezza dei cortometraggi presentati.
Per la pura cronaca giornalistica, Il BRIFF prevede diverse sezioni ed ha visto quindi più vincitori:
Gran Premio Per il Miglior Cortometraggio: El Gran Zambini di Emilio Perez e Igor Legarretta (Spagna, 2005) con le seguenti motivazioni della giuria ” presenta un notevole livello formale e risponde alle richieste del Festival che punta su tematiche sociali, inoltre ha una leggerezza espositiva tale da farsi racconto lirico”.
Il Gran Premio della Giuria (1500 euro) è stato assegnato a Red & Blue di Mahmood Soliman (Egitto, 2006), “perchè sviluppa con mezzi poveri, ma con una trovata narrativa geniale impastata di dramma ed umorismo, il contrasto tra esigenze di rinnovamento e morale tradizionale in un Paese che, con difficoltà, sta camminando verso la modernità”
Una menzione speciale è andata a The T-shirt di Hossein Martin Fateli e a Tanghi Argentini di Guido Thys.
Per il Concorso Le Luci di Brindisi il Premio al Miglior Corto di lingua albanese (1500 euro) è stato assegnato a Abandoned Eden di Eno Milkani (Albania, 2002) perché “racconta la arcaicità di un paese che per guardare ad un nuovo futuro deve fuggire dalla sua storia e formalmente usa un linguaggio narrativo fatto di poesia e innovazione.”
Una menzione speciale anche per il corto di animazione The Bridge di Artur Muharremi.
Il premio Concorso Corto Scuola, ex – aequo (due telecamere messe in palio dall’Associazione dei giovani Imprenditori di Confindustria) è stato assegnato a Tra il mio banco e l’infinito della 4°B Scuola Elementare “Drusiani” di Bologna, per la freschezza e l’immediatezza di uno sguardo sul mondo narrativo e poetico espresso attraverso un’animazione semplice ed efficace, ed a La Verità della Scuola Media Statale “Piaggia” di Capannori (Lucca) per l’ironia con cui è stata costruita la storia nelle sue molteplici declinazioni di rilettura dei generi cinematografici classici.
Il Premio del Pubblico per il Concorso Internazionale, è stato vinto da Compito in classe di Daniele Cascella.
Per il Concorso PugliAnderground il premio, assegnato sulla base di una votazione popolare tramite sms, è stato consegnato alla regista brindisina Paola Crescenzo, autrice del corto Extra.
Infine un Premio Speciale è stato assegnato a Gianni Amelio per l’importanza che il suo cinema sociale ha dato alla storia del nostro Paese.