Attraverso i racconti di un un’età dell’oro che fu (am I in no time) in un Luogo immaginario (am I no space) i Radiodervish ci conducono nei tracciati del cuore, nel centro del mundo.
Un lungo peregrinare tra i simboli e i miti d’Oriente e Occidente oltre i confini linguistici, in una Babele di comprensione mistica e terrena.
Nel dipinto dell’umanità fatto di anime erranti ebbre d’amore, di madri dal volto di luna, di sufi anelanti all’Unità, sorridiamo alle burle di Nasruddin e in fondo al quadro scorgiamo l’Upupa che ci accompagnerà a passo di danza verso il regno del Re.
La dolcezza dell’ebbrezza d’amore, come “miele nel vino”, ci stordisce donandoci la forza del distacco nell’atavica nostalgia del Ricongiungimento.
Molte strade portano a Dio. I Radiodervish hanno scelto quella della musica perché non esiste Dio all’infuori di Dio, La ilaha ill’Allah.













